//MR. NOBODY [SubITA] 🇧🇪

MR. NOBODY [SubITA] 🇧🇪

Titolo originale: Mr. Nobody
Nazionalità: Belgio, Canada, Francia, Germania
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Fantascienza, Sentimentale, Visionario
Durata: 141 min. – 156 min. [Director’s Cut]
Regia:

 

[Film non uscito nelle sale italiane] Un ragazzo è in piedi sulla banchina della stazione. Il treno sta per partire. Sarebbe meglio che andasse con la madre o che rimanesse con il padre? Una decisione che racchiude uno spettro infinito di possibilità. Finché non sceglie, tutto è possibile. Ogni vita merita di essere vissuta. [Dal catalogo della 66^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia]

L’ottavo giorno, film assai poco riuscito, apparentemente normalizzava in una narrazione più piana e più concentrata sul versante realista i temi e gli stilemi esposti nel bellissimo Totò le heros (chi lo dice sopravvalutato spieghi una volta per tutte i perché); Mr. Nobody, tredici anni dopo, delle ossessioni che permeavano l’ esordio di è radicalizzazione estrema, esponenziale. Kolossal suicidale, dal lungo travaglio produttivo, rifiutato a Cannes, presentato a Venezia, non distribuito in Italia, il film del cineasta belga si fonda sul concetto di scelta e quello, fisiologicamente connaturato, di possibilità (come Kieslowski e Sliding doors, come Smoking / No smoking e Synecdoche, New York, come certe digressioni di Jeunet, come Melinda e Melinda e via dicendo) : si inscenano dunque le vie che la vita del protagonista avrebbe potuto prendere, si sfalda la linearità della narrazione su binari che proseguono paralleli e si richiamano, si perdono, restituendo infine un equilibrio instabile, fisiologicamente incompiuto: le storie di Nemo si intrecciano sullo schermo al ritmo di libere, ingenue e geniali associazioni, seguendo la pulsazione discontinua di un processo mentale e affettivo scostante, che devia improvviso, s’obnubila, riprende e confonde. E’ il precipitato infinito di un momento straziante, quello interminabile in cui un bimbo è costretto a prendere una decisione impossibile, a fare una scelta di fronte alla separazione dei genitori; e, al contempo – lo conferma l’agnizione (?) finale – è una riflessione sullo storytelling (d’altronde il cinema non è il luogo dove esperire la (im)possibilità di un’altra vi(t)a?): Mr. Nobody frulla (costretto dalla sua a farlo) il già visto, non semplice frutto di un immaginario, bensì sua messa in scena diretta; gonfio perciò di citazioni e plagi semi-dichiarati, di toni e sequenza rubate (da Gondry a Jeunet, da Wong Kar-Wai a Greenaway, dai Wachowski ai Monty Python, fino a Spielberg e Kubrick, numi tutelari, per tacere dei rimandi ai film dello stesso Van Dormael, di quanto non abbiamo colto e di quanto altro abbiamo dimenticato), solcato dai generi più diversi (dalla fantascienza, alla commedia, sino alla sit-com e al dramma familiare); pregno inoltre di una meraviglia infantile che gli sviluppi conclusivi confermeranno assolutamente coerente e che si manifesta in quel nostalgico, teneramente umano patetismo che contraddistingue lo sguardo dell’autore, quell’aura di disarmante, scoperta e malinconica dolcezza che permea le sue pellicole: concetti filosofici e di critica sociale come se dovessero essere spiegati ad un fanciullo, teorie scientifiche semplificate sotto il cappello dell’ironia, frasi apodittiche da spleen romantico – adolescenziale, stilizzazione dei caratteri in ingenui stereotipi ed estetica dello stupore, miscela di sprovvedute caricature televisive, poetiche altrui assimilate e cucite con soluzioni di semplice, bambinesca follia, colori sgargianti ed effetti digitali ovviamente ben esposti a titillare un’ innocente e puerile sorpresa. Tutto è compre(s)so nei limiti di questa poetica, nell’ambizione imprudente di farne territorio di riflessione esistenziale: Mr. Nobody, con la sua struttura che esplode e poi implode annullandosi, è il farsi di una verità ovvia, universale e lancinante, che ha a che fare con il tempo, con ogni attimo; è un inno (e un monito) alla vita. Ed è un film che si può rifiutare, anche violentemente, in virtù dei limiti sinceri della poetica di Van Dormael, del suo afflato che, nonostante il dispiegamento di mezzi, riferimenti e ambizioni, è retto dallo sguardo di un adulto che s’ostina a vedere come fosse un bambino. Comunque sia, non gli si neghino inventiva inesauribile, generosità, coraggio, la capacità di scrivere pagine meravigliose (il rapporto tra Nemo e la sorella adottiva – omaggio a Los amantes del circulo polar di Medem – è lo squarcio di teen movie più candido e commovente mi sia mai capitato sotto gli occhi). E non si neghi, a chi ne scrive, la possibilità di rimanere estasiato dalla dismisura struggente che fonda il film, dalla sua coerentissima instabilità, da quelle inquadrature levigate e dai quei corpi svuotati, no/body, semplici involucri per le nostre emozioni.

Guarda anche  TOTO LE HEROS [SubITA]

Recensione: spietati.it

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