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OTTO OR UP WITH DEAD PEOPLE [SubITA] 🇩🇪

Titolo originale: Otto or Up with Dead People
Nazionalità: Germania
Anno: 2008
Genere: Commedia, Horror
Durata: 95 min.
Regia:

Il giovane Otto (Jey Crisfar) compare ai margini di una strada e non sa né da dove viene né dove vuole andare, non ricordando nulla. Dopo avere ottenuto un passaggio per Berlino ed essersi sistemato in un vecchio parco dei divertimenti in disuso, inizia ad esplorare la città. Viene poi scoperto per caso dalla regista Medea Yarn (Katharina Klewinghaus) che decide di girare un documentario su di lui con l’aiuto della sua ragazza Hella Bent (Susanne Sachsse) e da suo fratello Adolf (Guido Sommer). Intanto Medea sta anche tentando di terminare Up with Dead People, un film politico underground con porno-, in lavorazione da anni. Medea convince la sua star Fritz Fritze (Marcel Schlutt) ad accogliere Otto nella sua camera degli ospiti. Quando Otto scopre che nel suo portafoglio ci sono documenti con informazioni sul suo passato, prima della sua morte, comincia a ricordare qualcosa sul suo ex ragazzo, Rudolf.

Otto or Up With Dead People non è quello che ci si aspetta.

Non è il solito trashone fatto di , sangue e carnazza al vento (omo o etero che sia). Non è neppure un morboso porno gay fatto di corpi sudati e fluidi corporei. Otto è un film toccante, complesso, politico e molto più sovversivo (per linguaggio e contenuti) di quello che si potrebbe pensare.

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Il regista Bruce La Bruce, noto per i suoi lavori a metà tra pornografia queer e avanguardia, costruisce una scatola cinese funambolica, dove trovano posto le vicende di Otto, il metafilm Up with Dead People, il making of di questo, veri filmati di bombardamenti e alcuni corti della protagonista femminile.

Se in principio i confini sono ben definiti, mano a mano che l’opera procede questi si fanno sempre più sfumati, fino all’inevitabile cortocircuito finale. Nonostante i ritmi più da video arte che da di genere, la cura formale dedicata all’insieme è strabiliante. Dai deflagranti simbolismi (Otto che si aggira senza meta in un parco pieno di finti dinosauri all’abbandono, il primo morso dato alla carne proprio nei pressi di un crocevia) alla numerose trovate meta filmiche (si passa da vere riprese notturne al classico effetto notte senza soluzione di continuità, la regista Medea da ordini al vero cameraman che riprende il cameraman all’interno del lungometraggio) tutto è calcolato al millimetro, compresa una stupenda colonna sonora capace di fondere suggestioni gotiche, pop minimalista e feroci abrasioni power noise.

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Quello che colpisce maggiormente è come, nonostante diverse scene di esplicita e non certo carica di romanticismo, in primo piano ci siano sempre i sentimenti dello Otto.

Per rendere ancora più esplicita questa scelta esistenzialista LaBruce si rifugia in alcuni espedienti solo all’apparenza scontati: in un film quasi totalmente desaturato la scelta di rendere i flashback sudaticci, ipercolorati e dalla carica ormonale strabordante (come dovrebbero essere i ricordi adolescenziali di chiunque) ha un effetto straziante, proprio come le laconiche e statiche scene delle nottate passate immobile, incapace di dormire e privo di qualsiasi contatto umano (se non nei ricordi) ci ricordano quando deve essere duro risvegliarsi dalla morte.

Otto or Up With Dead People è una grande prova per il cineasta canadese. Un’opera che si stacca con violenza da cliché e luoghi comuni di ogni ceppo da cui nasce, e per questo (tra gli altri motivi) giustamente premiata con il premio come miglior film al Mix Gay Film Festival di Milano dello scorso anno.

Recensione: latelanera.com

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