//POESIA SIN FIN [SubITA]

POESIA SIN FIN [SubITA]

 

Titolo originale: Poesia sin fin
Nazionalità: Francia
Anno: 2016
Genere: Drammatico, Visionario
Durata: 128 min.
Regia:

 

Sincero, poetico (ovviamente) e toccante, Poesia sin fin è un’esperienza immersiva nella formazione dell’immaginario di , un viaggio dal quale anche lo spettatore, quando fa ritorno, non è più lo stesso. Alla Quinzaine.

E ti vengo a cercare

Santiago del Cile. Tra gli anni ’40 e ’50 il giovane “Alejandrito” Jodorowsky decide di diventare poeta contro la volontà della sua famiglia. Fa così il suo ingresso nel cuore della vita artistica e intellettuale dell’epoca e incontra Enrique Lihn, Stella Diaz, Nicanor Parra e altri giovani poeti contemporanei, che di lì a poco diverranno i maestri della letteratura moderna dell’America Latina. Immerso in questo universo di sperimentazione poetica e artistica, Alejandro vive al fianco di questi personaggi come pochi prima di loro avevano osato vivere: sensualmente, autenticamente, follemente. [sinossi]

No dandome me lo diste todo
Nel darmi niente mi hai dato tutto
No amandome me revelaste
Non amandomi mi hai rivelato
la absoluta presencia del amor
l’assoluta presenza dell’amore
Negando Dios me ensenaste a valorar la vida
Negando Dio mi hai insegnato a valorizzare la vita
Gracias a tu crudeldad pude descubrir la compasión
Grazie alla tua crudeltà ho potuto conoscere la compassione
Te perdono padre mìo
Ti perdono padre mio

Extremaunción –
(dal pressbook del film Poesia sin fin)

La creazione artistica è lo strumento privilegiato, nelle mani dell’artista, per conoscere se stesso. Al fruitore non resta che l’ermeneutica per risalire alla sorgente, avere accesso all’impulso da cui l’opera è nata. Ma l’ermeneutica la possiamo anche mettere da parte di fronte a Poesia sin fin nuovo film di Alejandro Jodorowsky, perché tutto il lavoro interpretativo l’ha già fatto lui, a noi non resta che abbandonarci a questo suo percorso verso le origini, della sua storia personale, di quella del suo paese e del suo immaginario.
Dopo aver rielaborato con l’usuale sfrenata, anarchica fantasia, la propria infanzia in La danza della realtà, il poeta, scrittore, regista e fumettista di origine cilena, affronta questa volta, nel pieno rispetto cronologico della sua biografia, l’ingresso nell’età adulta. Ritroviamo dunque nell’incipit il piccolo Alejandro là dove lo avevamo lasciato nel finale del film precedente ovvero sul battello che lo allontana, insieme ai genitori, dalla natia Tocopilla. Ma a Santiago, dove i genitori gestiscono un negozio di abbigliamento, il piccolo Alejandro non riesce proprio ad ambientarsi, il padre osteggia la sua passione per la poesia e lo vorrebbe medico, la madre è oramai succube tanto del marito, quanto dell’anziana matriarca, a lei non resta che gorgheggiare il suo malessere. Alejandro invece una scelta ce l’ha: crescere, “uccidendo” (idealmente) il padre, abbattendo (materialmente) il suo albero genealogico, infine allontanandosi dalla patria. Ora può essere finalmente un poeta, un maestro di se stesso, un fautore del proprio destino.

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Jodorowsky mescola autobiografia e autoesorcismo in Poesia sin fin, rielabora la memoria attraverso lo specchio distorto dell’immaginario che col vivere, appassionatamente, tragicamente, si è man mano costruito. Nel film, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2016, lo ritroviamo dunque adolescente, lanciato alla scoperta dell’ambiente artistico bohémienne della Santiago degli anni ’40 e ’50, riviviamo insieme a lui gli incontri con i poeti Enrique Lihn, Stella Diaz, Nicanor Parra mentre intorno a loro si agita un mondo circense, dove la dittatura di Ibáñez genera seguaci nani o trampolieri, ma anche dove si agitano “ballerini simbiotici”, “polipittori”, “ultrapianisti”, in una fantasmagoria poetica eppure reale, fotografata con i colori abbacinanti cui la maestria di Christopher Doyle ci ha da tempo abituato (In the Mood For Love, Lady in the Water, Hero).

Racconto di formazione di una coscienza, Poesia sin fin è ipertrofico, sconnesso, contiene di certo qualche divagazione, ma proprio per questo riesce a rendere al meglio quel percorso di assorbimento ansiogeno, avido, che caratterizza il nascere di un artista. Come già avveniva in La danza della realtà anche qui ritroviamo di quando in quando lo Jodorowsky odierno, ma non più in un ruolo “paterno” (nel film precedente si ritagliava la funzione di proteggere se stesso bambino), questa volta le sue considerazioni affiancano, chiarificano quello che la sua versione post-adolescente sta vivendo. La crescita del giovane Alejandro assomiglia infatti alla vecchiaia del regista oggi, è un passaggio senza ritorno che fa parte della vita e pertanto avvicina alla morte. “La vecchiaia è distacco”, ci dice lo Jodorowsky adulto, qualcosa che comporta necessariamente una perdita, così come l’ingresso nell’età adulta è un carnevale dionisiaco dove a portarci in trionfo sono creature dalle fattezze mortifere. Difficile, data la vitalità di Poesia sin fin parlarne come di un’opera “testamento”. Difficile almeno quanto immaginare la vita senza più un padre, una patria, un maestro.

Recensione: quinlan.it

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