//PORNO E LIBERTÀ

PORNO E LIBERTÀ

 

Titolo originale: Porno e libertà
Nazionalità: Italia
Anno: 2016
Genere: Documentario, Erotico
Durata: 75 min.
Regia:

 

Alla fiera dell’ovest
Dalla fine degli anni Sessanta in poi, il documentario ripercorre l’esplosione della pornografia in Italia come fenomeno di massa, soffermandosi sulle sue ricadute culturali nei più diversi territori espressivi, dal cinema al fumetto. Grande spazio ricoprono le vite di Cicciolina e Riccardo Schicchi, identificati in pionieri per un paese ancora pesantemente sessuofobico in quegli anni…

Non è la prima volta che una forma di narrazione popolare cerca di nobilitare il porno italiano come veicolo d’innovazione culturale. Da anni, specie intorno a figure divenute ormai leggendarie come Cicciolina e Riccardo Schicchi, girano letture le più diverse, volte a coniugare l’esplosione della pornografia in Italia con uno dei momenti più importanti di progresso ed emancipazione della storia del nostro paese. Stavolta ci prova il cinema, uno dei veicoli più specifici della stessa pornografia.
Già passato in vari festival e fresco reduce del Biografilm, il documentario Porno e Libertà vede il ritorno al cinema di con il suo terzo lungometraggio dopo l’ottimo successo ottenuto con Cover Boy nel 2006. L’impresa è a suo modo titanica, ovvero condensare in appena 78 minuti di montaggio definitivo circa trent’anni di storia italiana, inquadrata nella rapida deflagrazione di un fenomeno di massa dal finire degli anni Sessanta in poi.
In tal senso Porno e Libertà si configura come una vera sinossi di tutto ciò che ci aspetteremmo al riguardo. Protagonisti assolutamente prioritari risultano infatti Schicchi e la sua creatura mediatica Cicciolina, tanto che per lunghi tratti Amoroso sembra essersi dedicato più o meno volontariamente a una sorta di biografia dei suoi due eroi, ritagliandone i destini in un contesto assai più ampio. Certo non tutto il film si esaurisce intorno a queste due figure, ma è innegabile che specie la figura di Schicchi funzioni da robusto filo conduttore.

Dopo aver dato il giusto spazio a Lasse Braun, altro italiano pioniere del porno all’estero, lo show-maker Schicchi assurge infatti (e non si sa neanche quanto giustamente) a demiurgo dell’intera pornografia italiana, dettandone tempi e narrazioni popolari. Con l’irruzione di Cicciolina i due tragitti vanno a sovrapporsi, utilizzando a sua volta la pornostar ungherese come figura-simbolo di un processo più ampio.
In tal senso Porno e libertà risulta estremamente piacevole e colorato, ma al contempo anche più superficiale di quanto vorrebbe essere. Amoroso cerca di inquadrare saggiamente l’avvento del porno in Italia in un contesto più globale di contestazione, svariando dal ’68 ai movimenti del ’77, senza dimenticare le emersioni parallele delle questioni femministe e omosessuali.
Risultano molto interessanti le testimonianze di Giuliana Gamba, una delle pochissime donne registe ad aver realizzato film hard in Europa, così come quelle di Helena Velena, figura decisamente originale tra controcultura e cyber-sex. E d’altro canto non viene trascurata nemmeno la penetrazione della pornografia come nuova forma di pensiero nelle forme più diverse di provocazione, dal fumetto d’autore ai cartoon. In pratica Amoroso vuol raccontare l’esplosione della pornografia come macro-fenomeno di una più ampia scoperta del corpo, che si manifesta con la generale acquisizione di una libera spregiudicatezza nell’utilizzo del sesso come strumento di contestazione, anche tramite i mezzi dell’ironia.

Da Porno e libertà insomma si apprende o si rinfresca nella memoria una grande mole di informazioni, veicolate da un linguaggio-cinema multiforme e tendente al pop. assembla di tutto, dai brani originali di film pornografici a interviste d’epoca (la più presente, quella a Riccardo Schicchi, costituisce oltretutto un materiale a sua volta di repertorio, visto che Schicchi è scomparso nel 2012), da materiale televisivo a riprese degli spettacoli live di Cicciolina o altri, da materiale d’archivio su manifestazioni e happening (il “Parco Lambro ’76”) alle fresche interviste realizzate per il film.
Più di tutto si resta impressionati dalla distanza culturale che si avverte rispetto alla realtà a cui siamo abituati. I corpi nudi che festeggiano e fanno girotondi al Parco Lambro, per esempio, ci parlano di un’Italia davvero inimmaginabile, tanto più repressa quanto esplosiva.
Tuttavia, resta la sensazione dell’onesto documentario di massa, piacevole e garbato, che scivola però sulla superficie del materiale narrato, affidandosi più al colore e al costume che alla riflessione. E quando tenta qualche affondo risulta poco convincente, perché nel pur lodevole tentativo di nobilitare e rivalutare il porno in un’ampia prospettiva finisce per mettere insieme fenomeni non del tutto assimilabili.

Non ci convince il duo Cicciolina&Schicchi messo sullo stesso piano dell’impatto culturale del Living Theatre, di Mario Mieli, Andrea Pazienza o la de “Il Male”. Ciò che rende difficile una tale nobilitazione è il legame sempre più stretto (che nel caso di Schicchi e la sua factory diventerà imprescindibile lungo gli anni Ottanta) tra provocazione e leggi di mercato, tra corpo nudo e il prezzo in edicola. Potremmo dire, se ci è concesso, tra la contestazione e il mercato della pippa.
Se Andy Warhol è anche arte, Cicciolina è per lo più mercato, saldamente intrecciata all’establishment, alla società dello spettacolo e alle sue regole. Per cui di sicuro tramite il porno in Italia si è messa in moto una complessa macchina di dinamiche psico-sociali, con enormi ricadute sul costume nazionale e anche sulla scoperta di sé (come ricorda Helena Velena, molte donne scoprirono come stimolare il proprio piacere solo tramite la visione di film pornografici), ma è arduo affermare che si sia fatta anche arte e cultura. Si è fatto per lo più mercato, con effetto secondario (e forse involontario) una grande liberazione di massa. Non basta Giampiero Mughini che interviene cercando di tracciare, tramite facilissimi sentimenti passatisti, la differenza tra la nobiltà di Schicchi e lo squallore dei real porno di Paris Hilton. Il real, che da youporn in poi si sta delineando come l’ultima frontiera, ha deprofessionalizzato la pornografia, ma oggi come allora sono le leggi del mercato a regolarne le erogazioni.

Ad Amoroso riesce invece molto bene il racconto di un mondo espressivo che a poco a poco da analogico si trasforma in digitale, retto da continue interconnessioni tra diverse forme veicolari. In tal senso Porno e libertà sembra seguire la storia di un’immagine, dalla sua creazione alla sua plurale ricodificazione in chiave davvero warholiana. È l’immagine di Cicciolina, de-reificata tramite i più diversi strumenti mediali: spettacoli live, interviste televisive, fotografie, riviste e copertine, radio, cinema soft e hard, fumetto. Fino al conformismo dell’esperienza parlamentare per il Partito Radicale, fino all’arte di Jeff Koons. In tal senso Amoroso racconta anche l’emergere di una nuova idea di percezione e racconto, che nell’invasività del fenomeno pornografico ha trovato nel nostro paese una delle sue prime espressioni di massa. E forse, nella svolta dell’esperienza politica della pornostar, Amoroso allude anche alla tragica caduta di ogni forma contestataria sotto nuove forme di conformismo. Ma in fondo il porno (ed è questo che emerge dal film suo malgrado) è puro conformismo dal primo giorno in cui finisce con un prezzo sul banco di un giornalaio.

Recensione: quinlan.it

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