//REAL HUMANS [SubITA] 🇸🇪

REAL HUMANS [SubITA] 🇸🇪

Titolo originale: Äkta Människor 
Nazionalità: Svezia
Anno: 2012–2014
Genere: Drammatico, Fantascienza, Serie TV, Visionario
Stagioni: 2
Episodi: 20 [totale]
Durata: 58 min.
Ideatore: 

Äkta människor, che tradotto diventa Real Humans, titolo incidentalmente simile al più modesto Almost Human, condivide in effetti con la serie ideata da J.J. Abrams l’elemento centrale: i .

La di produzione britannica Kudos Film & Television acquisì i diritti televisivi per realizzare un remake di questa serie già nel novembre del 2011, prima ancora che l’opera originaria debuttasse in Svezia (debutto che si farà attendere fino al mese di gennaio dell’anno successivo). Parliamo della serie britannica, sicuramente più celebre, Humans. L’adattamento, curato da Sam Vincent e Jonathan Brackley, è co-prodotto dalla Matador Films, svedese produttrice di Real Humans, mentre , ideatore della stessa, figura tra i produttori esecutivi.

Molto brevemente e senza perdersi in nomi e sottotrame che in questa sede direbbero molto poco, Real Humans è ambientato in una Svezia (futuristica? Parallela?) nella quale si è sviluppata una che ha consentito la creazione di macchine antropomorfe altamente evolute.

Il nodo centrale della vicenda è rappresentato da Mini/Anita (Lisette Plager), facente parte di un particolare e speciale gruppo di dotato di una propria “coscienza” che li erge al di sopra del loro ruolo originale. Finirà per caso nelle mani di un’ignara e normale famiglia e le sue vicende si intrecceranno con quelle di un gruppo di in fuga, di un movimento che difende la superiorità della razza umana contro quella di matrice artificiale, o semplicemente del normale svolgersi della vita quotidiana in un mondo sull’orlo del cambiamento. Sì, perché in questo universo le macchine prendono il nome di Hubot (Human ) e questo accostamento, quest’antitesi, quest’ossimoro assoluto e la sua continua messa in discussione sono alla base di una costante riflessione della società su sé stessa, dell’uomo su sé stesso.

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Il contesto è importante fino ad un certo punto, la possibilità di portare avanti delle riflessioni intelligenti è molto più urgente. E Real Humans, comprendendo bene le eterne motivazioni della migliore fantascienza (vengono anche citate le famose leggi di Asimov), sfrutta un modello narrativo, verosimile o meno, per andare a toccare, con un linguaggio di volta in volta metaforico o più diretto, una serie di tematiche.

Più volte, senza interrompere la narrazione, che invece si mantiene costante e senza tempi morti per tutti gli episodi, ma integrandole con essa, i protagonisti danno corpo ad una serie di riflessioni di tipo morale, religioso, etico, quasi filosofico. Il primo riferimento che potrebbe venire in è Blade Runner, nella scena in cui la creatura si rivolge al suo creatore (un uomo che ormai è diventato un dio) chiedendole più vita. Real Humans parla di una coscienza, che è quella robotica, ma potrebbe essere anche quella umana, che cresce, che si migliora, che sempre più sente sé stessa, e che a questo sentire vuole associare una giusta libertà, facendo passare in secondo piano l’esistenza o meno di un’anima: l’argomento si fa davvero troppo esteso e complesso per parlarne qui.

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L’approccio è intelligente e ragionato: se pensate ad una banale contrapposizione tra umani/cattivi e robot/buoni vi sbagliate. Real Humans si accosta invece ad uno stile che potremmo definire “europeo”, che si permette soluzioni sgradevoli, cattive e che non deve ricondurre per forza tutto ad una moraletta spicciola. In tutto questo la semplice storia in sé è piacevole da seguire, ben scritta (funziona la scelta di svelare un certo particolare attraverso un flashback che si fa sempre più esteso nel corso delle puntate), ben girata, ben interpretata.

In una parola: recuperatela.

Recensione: badtaste.it, wikipedia.it

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