//REBELS OF THE NEON GOD [SubITA] 🇹🇼

REBELS OF THE NEON GOD [SubITA] 🇹🇼

Titolo originale: Qing shao nian nuo zha
Nazionalità: Taiwan
Anno: 1992
Genere: Drammatico
Durata: 100 min.
Regia:

Hsiao-kang (Lee Kang-sheng), giovane solo e malinconico, si è ritirato di nascosto dalla scuola e vive un rapporto difficoltoso con il padre (Miao Tien), mentre la madre (Lu Yi-Ching) lo crede la reincarnazione di una divinità. Suo coetaneo è Ah Tze (Chen Chao-jung), un piccolo delinquente che quando non è impegnato a rubare con l’amico Ah Bing (Jen Chang-bin), trascorre il tempo sulla moto o nelle sale giochi. I loro destini finiranno per incrociarsi.

Primo film per il (dopo una serie di lavori per il teatro e la televisione) del malese , tardo ma essenziale protagonista della New Wave taiwanese avviatasi già agli inizi degli anni Ottanta con le opere di Edward Yang e Hou Hsiao-hsien. Storia di disagio giovanile (il modello è ovviamente Gioventù bruciata del 1955, esplicitamente citato in un’inquadratura in cui campeggia un poster di James Dean), filtrata attraverso una sensibilità neorealista e ricca di echi dalla Nouvelle Vague francese, la pellicola contiene già in embrione molti degli elementi tematici e stilistici che il regista svilupperà nel corso della sua carriera: solitudine insanabile e alienazione urbana, narrazione rarefatta e tempi dilatati, scarsità di dialoghi e fissità delle inquadrature, tutti aspetti che opera dopo opera si ripresenteranno in maniera più o meno accentuata, fino alla loro completa radicalizzazione avvenuta venti anni più tardi nel testamentario Stray Dogs (2013). Leggermente altalenante e sofferente di una certa ridondanza narrativa, è comunque un esordio di buono spessore, potente nella messinscena e valorizzato da una ripetitiva e martellante musica extradiegetica che detta efficacemente i tempi dell’azione. Rebels of the Neon God è il primo capitolo della storia di Hsiao-kang, personaggio feticcio di , novello Antoine Doinel a cui l’attore Lee Kang-sheng presterà instancabilmente il volto nei film successivi del regista.

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Recensione: longtake.it

 

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