//RED WHITE & BLUE [SubITA] 🇺🇸

RED WHITE & BLUE [SubITA] 🇺🇸

Titolo originale: Red White & Blue
Nazionalità: USA
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Durata: 104 min.
Regia:

 

Austin Texas: le vite di tre giovani – Erica, Franki, Nate – si intrecciano in un fatale, tragico modo e finiscono per imboccare una spirale di oblio straziante e violento.

I colori della bandiera americana, attraverso lo sguardo lucido dell’inglese , perdono qualunque connotato positivo ed edificante. L’America di provincia, quella lontana dalle grandi città, sfiduciata, senza opportunità e tutt’altro che sognante, al centro di tantissimo cinema indipendente come culla di tutti i mali, è teatro di una vicenda che vede incrociarsi i destini di tre personaggi: una inquieta e solitaria incapace di stabilire legami con un’umanità che disprezza; un reduce dall’Iraq che dietro a una calma apparente cova pulsioni feroci; un ragazzo che sogna di diventare una rock-star, con una madre, amatissima, malata terminale.

Una sceneggiatura solida e asciutta, scritta benissimo, connota perfettamente i caratteri del trio protagonista, senza eccessi o sbavature. Una tensione costante accompagna ogni rivelazione. Una colonna sonora straniante amplifica la sensazione di disagio che si respira. Una messa in scena semplice e incisiva riesce a creare un’empatia destabilizzante con ragioni e stati d’animo. Lasciando che eventi cardine accadano fuori campo, Rumley non racconta una storia, ma la fa vivere ai personaggi. A colpire, tra le tante cose, è la genialità con cui i diversi raccordi narrativi si intersecano. Non c’è mai un inizio o una fine, ma un efficace impasto in cui il non detto rafforza l’impalpabile. Con grande attenzione alla scansione degli eventi, senza dare troppe informazioni allo spettatore ma senza nemmeno privarlo di punti fermi, Rumley imbastisce per due terzi del film le premesse all’inevitabile, quanto spietata e insostenibile, resa dei conti. Una fase preparatoria che non si limita a essere anticamera dell’orrore, ma che è fulcro essa stessa.

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Un horror atipico, quindi, che mostra, più di tante tesi impresse su fotogrammi intrisi di retorica, la deriva contemporanea, il vuoto di valori, lo sfascio di tutto ciò che villette a schiera e sorrisi televisivi provano invano a contenere. Alla potenza dello spiazzante risultato contribuisce anche il fatto che il nero delle pulsioni non riesca a ridurre la delicatezza di una storia d’amore tra due “numeri primi”. Un rapporto che solo l’ultima inquadratura chiarisce definitivamente. Straordinari gli interpreti, con un plauso particolare al carismatico Noah Taylor, maschera di brutalità capace di inaspettati gesti di tenerezza.

Recensione: spietati.it

 

 

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