//RITA’S LAST FAIRY TALE [SubENG] 🇷🇺

RITA’S LAST FAIRY TALE [SubENG] 🇷🇺

Titolo originale: Poslednyaya skazka Rity
Nazionalità: Russia
Anno: 2012
Genere: Drammatico, Fantastico, Visionario
Durata: 100 min.
Regia:

Rita è una malata terminale e ha i giorni contati, nell’ dove è ricoverata un’infermiera assume i connotati della .

Sono sufficienti i titoli di testa per delineare la sagoma di un’esemplare di che non ha niente di ordinario: Poslednyaya skazka Rity (2011), diretto da , attrice in molti film di Kira Muratova, è un’opera che divampa nella sua folgorante estetica dove ogni fotogramma è marchiato in maniera indelebile dal talento di chi concerta il tutto, un talento descrivibile in un modo soltanto: visionario, aggettivo troppo spesso tangente l’inappropriato che invece con questa Litvinova trova una perfetta impersonificazione, e non soltanto nella forma su cui si potrebbe scrivere ben più che un articoletto come quello che state leggendo, ma anche nella scrittura che forgia la storia, un pastiche innovativo che abbraccia una sorprendente quantità di registri: la fiaba nera è la stella polare che convoglia una narrazione ingioiellata da diramazioni abbacinanti, felicemente sconclusionate, dove un senso di ubriacante grottesco satura la visione lasciando comunque spiragli per parentesi romantiche (i siparietti con il fidanzato di Rita), comiche (i dipendenti dell’ che non smettono un attimo di fumare) e fantasy (un libro che si scrive da solo, passaggi dimensionali, costumi realmente improbabili), mescolandosi in un pantagruelico affresco che diffonde con orgoglio il proprio nonsense.

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Autoprodotto dalla regista stessa, Rita’s Last Fairy Tale impressiona per un ventaglio di scenografie che non hanno niente da invidiare a lavori di acclamati professionisti, e la costruzione dell’ambiente ospedaliero che riporta alle atmosfera malsane di un certo Švankmajer vale come esempio principale. Ma l’estro che sostanzia il film è praticamente inarrestabile e l’elenco di meraviglie visive sarebbe lungo e tanto noioso da leggere quanto sbalorditivo da vedere, la libertà espositiva di fa applaudire a più riprese e almeno due sequenze vanno comunque menzionate: quella all’interno del bar caratterizzata da una geniale progressione ludica (il vetro che c’è e non c’è), e quella che riprende il trapasso definitivo regalando un vero e proprio quadro destinato ad incastrarsi nell’iride dello spettatore il quale nel frattempo accompagna La discesa dolce ed irreversibile.

È avvertibile uno sfilacciamento dopo la di Rita (non che prima il racconto sia saldo e controllato!), questo sì, visto che da lì in poi si procede con dei flashback che scaturiscono dal dialogo fra la e la sua aiutante, ad ogni modo l’eventuale defezione può essere imputata da una cieca razionalità: non si capisce niente? C’è da esserne felici perché ciò che c’è da capire è esclusivamente nel dispositivo stilistico anti-livellante. Come 4 (2004), come Volchok (2009), come Bibliothèque Pascal (2010), come Target (2011) e chissà quante altre pellicole provenienti da una terra di mezzo che congiunge l’Europa dell’Est con la Russia occidentale, questo film destabilizza le coordinate del reale pur parlando di argomenti che ci riguardano, bacia ripetutamente l’impossibile e si avvale della sua consulenza per esibire la prismatica essenza che lo costituisce, è bello e inafferrabile che ci ricorda ancora una volta che cosa vogliamo da esso, vogliamo essere stupiti, vogliamo essere ipnotizzati, vogliamo credere all’incredibile, vogliamo che le braccia di quella statua alla fine si siano alzate per davvero.

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Recensione: pensieriframmentati.blogspot.it

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