//SANGUE: LA MORTE NON ESISTE

SANGUE: LA MORTE NON ESISTE

 

Titolo originale: Sangue: La morte non esiste
Nazionalità: Italia
Anno: 2005
Genere: Drammatico, Grottesco
Durata: 104 min.
Regia:

 

Raccontare il mondo dei giovani, attraverso il cinema, è cosa tutt’altro che semplice: la storia insegna che, spesse volte, è il banale a prendere il sopravvento. Forse perché, chi sta dietro la macchina da presa, tende a dipingere un mondo che non gli appartiene più o che, peggio ancora, non ha mai conosciuto abbastanza. Per nostra fortuna, Sangue, prende una via trasversale e non accetta di accomodarsi tra le fila dei prodotti per giovani preconfezionati. Anzi, la confezione, nella fattispecie, è fin troppo stretta per riuscire a contenere l’urlante bisogno espressivo del regista. L’esordiente , dietro la macchina da presa, scalcia come un giocatore di rugby all’ultimo minuto del match, complice un verace e sano entusiasmo.

Partiamo dalla trama, l’elemento meno esaltante e originale dell’opera ma impastato a dovere, filtrato attraverso uno sguardo fresco e nuovo.

Stella e Iuri, bella e intraprendente lei, insicuro e paranoico lui, sono due fratelli legati da un reciproco e forte affetto. Un affetto che, spesso, sconfina nell’amore e nella passione. Iuri non sa cosa fare della sua vita, e ha occhi soltanto per Stella; Stella nasconde un biglietto d’aereo nelle tasche e vuole fuggire via da una condizione che non le appartiene più. Le strade sembrano destinate a separarsi ma, nel mezzo, c’è un reave party…

Come in una partita a Tetris, De Rienzo incastra a forza diversi stili ed elementi, alimentando un quadro spasmodico e alienato. Ne risulta un film strampalato, dal carattere pop, colorato e complesso: in una parola abbagliante. Lo spettatore, ubriacato da una mistura insolita e da uno stile forte ma poco definito, rimane inerme, quasi inebetito. E se inizialmente l’abbaglio può sembrare un pregio, nel tempo si tramuta in difetto: Sangue, a primo impatto, colpisce fortemente; alle lunghe, invece, svanisce, lasciando dietro di sé una traccia sfumata e confusa. Molteplici gli aspetti del film che meritano comunque (e senza dubbio) un plauso. La regia, fresca e sempre ricca di espedienti, a tratti sfocia in un ritmo serrato, quasi da videoclip, a tratti torna più pacata, riuscendo a mantenere sempre alta l’attenzione. Vi è inoltre una notevole cura del dettaglio e una credibile interpretazione dei personaggi (su tutti l’emozionante performance di Luca Lionello, eclettico e carismatico volto italiano mai riconosciuto a dovere). Tutti elementi che, specie nelle opere prime, sono sempre più rari da rintracciare e che, proprio per questo, scagionano Sangue da diverse mancanze, sicuramente reali, ma non assolute. Lode al coraggio, alla voglia di ricerca e sperimentazione, al saper guardar lontano anche con un budget prossimo allo zero. E se la voglia di fare (e dimostrare) ha senza dubbio preso il sopravvento, Sangue resta comunque un notevole primo tentativo che non mancherà di far venire l’acquolina in bocca.

Recensione: bizzarrocinema.it

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