//SIREN [SubITA]

SIREN [SubITA]

 

Titolo originale: Siren
Nazionalità: USA
Anno: 2016
Genere: Horror
Durata: 82 min.
Regia:

 

Galeotto fu l’corto e chi lo scrisse: quel giorno più non vi guardammo avante. Sì, ho appena citato e storpiato Dante per aprire un articolo che parla di un mostro con la coda, le ali e un vorace appetito non solo fisiologico. Credo rientri fra i crimini contro l’umanità, ma, concedetemelo, è la verità. Tutto nasce infatti da Amateur Night, cortometraggio della raccolta V/H/S dove, per la prima volta, facciamo conoscenza della creatura e delle basi di ciò che poi diverrà Siren. In diciannove minuti un twist ispirato ci mette di fronte, termine non solo figurativo, agli occhioni da cerbiatta di Lily, un essere a metà tra la dolcezza di un cucciolo spaesato e la lussuria di Giovanna l’insaziabile. Da questo piccolo presupposto nasce il lungometraggio diretto da , che insieme agli sceneggiatori ricama attorno alla figura della sirena demoniaca una cornice di bagordi sinistri, rituali esoterici e un bizzarro circolo tra il soprannaturale e il patologico. E tutto questo senza miracolosamente scostarsi troppo dalle premesse e dall’ispirazione del corto natio, giocando davvero un tiro mancino a chi già lo etichettava come una poveracciata senza dignità.

Siren funziona, senza bisogno di grossi effetti speciali o troppi fronzoli che ne abbelliscano la trama. Certo, se proprio vogliamo trovare dei difetti, sono esattamente quelli sopra citati: una CG non proprio grandiosa e un pretesto trito, ritrito e anche un po’ fastidioso per la scoperta della creatura; ma, sinceramente, sono bazzecole che si superano con facilità. Fatto questo passo, si va in discesa: riti evocativi, capre, sanguisughe che estirpano ricordi, demoni, addii al celibato, sangue, budella e tanto amore. L’amore che potrebbe provare una stalker in preda all’ossessione, ma sempre di amore si tratta. I quattro amici protagonisti, per l’appunto in viaggio di al celibato del prossimo neosposo, finiscono in una sorta di corte dei miracoli per occultisti e, in preda a deliri eroici, liberano Lily, dolce fanciulla dai grandi occhi ingenui con la passione per la nudità e per la carne umana. È lei la star, il mostro da cui tutti ci faremmo violentare. Perché forse non l’ho accennato, ma Lily sceglie un compagno per la vita e se lui non è d’accordo con l’accoppiamento pace, la cosa non sembra crearle troppi problemi.

Questa sirena, interpretata da una Hannah Fierman ipnotica, ammalia con il canto e, a seconda del gradimento, può mangiarti oppure stuprarti. Con amore, ovviamente. E, ci crediate o no, un po’ di paura riesce a instillarla nei cuori dei maschietti virili. Non tanto per la possibilità di sbrindellarti, quanto per quello sguardo fisso e innamorato da cui non puoi scappare. Siren è questo e molto altro: un piccolo film low budget colmo di idee e belle trovate, in cui l’horror si fa biologico sulla scia di Cronenberg e Barker, paragoni sicuramente arditi, ma le suggestioni che si respirano in fondo portano a una strada che loro hanno già battuto. Uniamoci anche Natali e il suo Splice e il quadro è completo. Bishop fa centro in ottanta minuti, senza strafare, senza ammantarsi di velleitari propositi, ma armandosi solo di buone idee e una creatura adorabilmente demoniaca. Chapeau.

Recensione: nocturno.it

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