//STALKER [SubITA]

STALKER [SubITA]

 

Titolo originale: Stalker
Nazionalità: URSS
Anno: 1979
Genere: Drammatico, Fantascienza, Visionario
Durata: 161 min.
Regia:¬†Andrej Arsen‚Äôevińć Tarkovskij (Andrej Tarkovskij)

 

Questa recensione √® un tributo personale all’opera di Tarkovskij, non ha l’ambizione di spiegare o interpretare un’opera tanto complessa, che richiederebbe libri e settimane di ricerca..

Le rigide restrizioni e il controllo della cultura in Unione Sovietica non hanno impedito al cinema russo di esprimersi in vera forma d’arte moderna come √® successo dal “nostro” lato della cortina di ferro. Sarebbe magnifico confrontare il nostro e il loro modo di fare e vedere film, ma credo ci vorrebbe una vita.

Alla fine degli anni settanta l’impegnata e controversa Nuova hollywood, figlia della controcultura americana dei ’60, stava per essere messa da parte dai “superregisti” Spielberg o Lucas, in un ritorno al cinema d’intrattenimento.

Invece in Russia, nell’anno di “Apocalypse Now”, un regista gi√† grande e affermato (ha alle sue spalle “Andrei Rublev” e “Solaris”) gira un film che, in bellezza e profondit√†, raggiunge (supera?) le vette toccate da Kubrick nella sua “Odissea nello Spazio”. Il regista √® Andreij Tarkoviskij e il film √® “Stalker”.

Uno scienziato e uno scrittore ingaggiano una guida, lo “Stalker”, per entrare nella “zona”, un luogo mistico e pericoloso generato dalla caduta di un meteorite, nella quale si dice ci sia una stanza che avvera ogni desiderio.

Lo stalker conosce la zona e le sue trappole, ed √® disposto a rischiare la vita oltrepassando i controlli delle autorit√† (il luogo √® recintato e protetto); lo fa per denaro ma soprattutto perch√® sente un mistico senso di appartenenza alla zona (√® l’unico a non sentire il bisogno di entrare nella stanza), come se fosse l’ultimo tempio della fede, l’unica regione sulla terra in cui sopravvivono la speranza e la libert√†, la fantasia: fuori dal recinto √® solo industria, macchine, miseria, .

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Ma i due intellettuali hanno in mente di distruggere tutto: infatti la stanza non realizza i desideri volontari, ma quelli pi√Ļ nascosti e oscuri, ed √® quindi una minaccia per il loro pensiero cinico e razionalista…

Il mondo disumano alienante all’esterno √® immerso in un panorama industriale-post nucleare; alle preghiere della moglie dello stalker che lo prega di non partire e non farsi imprigionare (di nuovo), egli risponde “ormai tutto il mondo √® una prigione”; la fotografia ocra-seppia-metallico √® quella dell’esterno, e diventa pallido e allucinato nella zona; nella zona l’elemento artificiale, acciaio e il cemento invece nella zona sono coperti da vegetazione, acquitrini.

I dialoghi sembrano usciti da un’opera shakespeareana, in cui si scontrano le idee dei protagonisti, uno alla ricerca dell’ispirazione e l’altro del nobel; solo lo stalker mantiene un briciolo di umanit√† (“al di l√† del filo mi hanno tolto tutto, questo posto √® l’unica cosa che mi rimane”).

Il film √® fortemente sconsigliato a chi si aspetta scene d’azione o d’avventura. Infatti √® veramente lentissimo, con piani sequenza interminabili, monologhi filosofici, musiche ricercate; eppure la bellezza delle immagini cattura lo spettatore, che attratto magneticamente √® attraversato da una sensazione di completezza.

La fine in particolare √® spiazzante e lascia basiti, la figlia disabile dello stalker che sposta oggetti con la mente, con in sottofondo l’Inno alla Gioia.

La ricerca della verit√†, recintata col filo spinato dall’, √® parallela alla ricerca della bellezza.

Recensione: debaser.it

 

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