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Shadow

STRINGS [SubITA] 🇩🇰

Titolo originale: Strings
Nazionalità: Danimarca, Norvegia, Svezia, UK
Anno: 2004
Genere: Animazione, Drammatico, Fantastico
Durata: 88 min.
Regia:

Fili vitali e fili conduttori
Il giovane principe Hal, deciso a vendicare a tutti i costi la del padre, il re di Hebalon, parte per un’impresa disperata. Il lungo aprirà i suoi occhi e gli farà scoprire dove si annida il vero male e come può nascere un grande amore… 

I processi logici della mente umana sono strani. La pittura, per esempio, è considerata un’arte assai nobile. Ma se la pittura inizia a muoversi, tutto cambia. Concepire che un disegno, realizzato con incredibile maestria, possa mantenere il suo valore (o aumentarlo) con il movimento sembra un ostacolo troppo arduo per le nostre categorie di giudizio. Il disegno animato perde il suo status di disegno/pittura e diventa materia per bambini o, tutt’al più, il patetico divertimento di adulti poco cresciuti. Discorso apparentemente diverso per l’animazione in 3D. La massiccia presenza del computer – strumento esotico/esoterico per i più – innalza le quotazioni di questa recente forma d’animazione. Per molti, disegnare col computer è molto più serio che disegnare a mano.
Il filo conduttore dei nostri processi logici è spesso sottile. E la scarsa considerazione nei confronti dell’animazione riesce a trasformarsi in ammirazione quando ci troviamo di fronte ad un prodotto atipico. Quasi fuori dal tempo e dallo spazio. L’inusuale, quindi sconosciuto, non rientra nelle nostre categorie di giudizio (e, quindi, nemmeno di pregiudizio). Evviva le marionette, dunque! Tecnica d’animazione non inflazionata, non giudicata, non ghettizzata.

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Nonostante le sale di proiezione non fossero stracolme, Strings di ha lasciato il segno. Intendiamoci, probabilmente non vedremo mai più questo film nel Bel Paese. Eppure, tra le tante opere presentate alla 61a Mostra di Venezia, il lungometraggio danese era uno dei più interessanti e avrebbe meritato una degna distribuzione.
Il giovane regista nordico, autore di alcune pellicole fantasy, è riuscito brillantemente nel suo doppio intento: enfatizzare la figura metaforica della marionetta e realizzare, con una tecnica antica e poco vendibile, un film coinvolgente e appassionante. Considerando i lunghi tempi di lavorazione (ben quattro anni), mitigati quantomeno dal “modesto” budget (cinque milioni di euro), e le scarse possibilità di sfondare sul mercato internazionale, è inevitabile complimentarsi con i coraggiosi e “artisticamente lungimiranti” investitori (Bald Film e Zentropa Entertainment ApS). Dimostrazione, se fosse necessario, che un’industria cinematografica vitale non dovrebbe limitarsi a proporre e riproporre la solita pappa riscaldata, ma dovrebbe/potrebbe percorre strade nuove, alternative, stimolanti…

Klarlund, ispirato da un aereo (“Ero in , in aereo. Iniziai a immaginare marionette inseguite da un esercito. Ognuno dei personaggi era collegato e mosso da una grande massa di fili che andava alto in cielo tanto da non vederne la fine”), pesca a piene mani dal teatro shakesperiano e dall’insegnamento della gloria letteraria nazionale Hans Christian Andersen. Ne scaturisce una vicenda di amore, , guerra, tradimenti, legami familiari e una visione d’insieme che rifugge la tipica dicotomia bene/male. Nonostante alcune forzature didattiche, la trama accompagna con garbo gli eroi di legno. Un unico appunto: l’eccessiva somiglianza con il mediocre lungometraggio animato I figli della pioggia del francese Philippe Leclerc. Insomma, la sceneggiatura convince più come sostegno ai personaggi (alcune sequenze visivamente affascinanti devono molto alla capacità di scrittura) che nel suo insieme un po’ troppo prevedibile e retorico.

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Ineccepibile, invece, il lato tecnico-artistico. Le marionette, formate dall’unione di varie componenti (“Non avevamo marionette ma un centinaio di parti di marionette, ognuna delle quali veniva unita in modo diverso alle altre per formare una nuova marionetta”), riescono a prendere vita e a esprimere veri e propri stati d’animo. Merito, oltre che del sapiente utilizzo della fotografia e di una scenografia marcatamente impressionista, del certosino lavoro dei burattinai, capitanati dal master puppets Bernd Ogodnik.
Strings è una pellicola insolita, preziosa, un gioiellino che in pochi, probabilmente, potranno ammirare. Ed è un peccato, perché alcune sequenze si stampano indelebili nella memoria. La scena del parto, della per vecchiaia, i fili che oltrepassano le nuvole, la scelta dei pezzi da sostituire, la sequenza sul lago dei Mille Guerrieri: momenti ricchi di emozioni, di idee, di arte, di cinema.

In sostanza, Strings è un lungometraggio d’animazione inaspettato, piacevolissimo, a tratti sorprendente, nonostante una trama non proprio inappuntabile. Da recuperare in qualche luogo non viziato dalle logiche distributive: cineclub, associazioni culturali, internet, collezioni private.

Recensione: quinlan.it

 

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