//SUMMER WARS [SubITA] 🇯🇵

SUMMER WARS [SubITA] 🇯🇵

Titolo originale: Samā Wōzu
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2009
Durata: 114 min.
Genere: Animazione, Fantascienza
Regia:

Prima di essere una movimentata avventura cyber-punk, Summer Wars è un affresco familiare, è un tuffo in quella parte del Sol Levante che resta testardamente e dignitosamente ancorata alle tradizioni.

La tradizione, la rete globale e i promessi sposi
Il giovane Kenji, destinato a passare le vacanze estive davanti al monitor di un computer, accetta con entusiasmo di accompagnare la bella Natsuki, la ragazza dei suoi , a Nagano, nella residenza di . Ma le cose non andranno come previsto: Kenji dovrà fingere di essere il suo ragazzo e, soprattutto, dovrà cercare di salvare il mondo dalla minaccia di “Love Machine”, un programma che ha preso possesso dell’universo virtuale di Oz… [sinossi]

Il di si conferma freschissimo e colmo di energia: dopo l’ottimo La ragazza che saltava nel tempo (Toki o kakeru shōjo, 2006), attendevamo speranzosi Summer Wars, passato al Festival di Locarno (Manga Mania) e poi nella stimolante sezione Generation della sessantesima edizione della Berlinale. Attesa non vana: Summer Wars si è rivelato, infatti, uno dei titoli più interessanti della kermesse teutonica. Divertentissimo, ma non solo, il nuovo lavoro di Hosoda (One Piece: Baron Omatsuri and the Secret Island, Digimon Adventure: Our War Game) mantiene inalterata quella straordinaria vitalità che aveva caratterizzato il precedente lungometraggio [1]. , oramai, è un cineasta da seguire con scrupolosa attenzione.

Partendo dalla spumeggiante sceneggiatura di Satoko Okudera (oltre al suddetto Toki o kakeru shōjo, ricordiamo anche Kaidan di Hideo Nakata), che riesce a raccontare con eguale efficacia le dinamiche interpersonali della numerosa Jinnouchi e le suggestioni cyber-punk del virtuale universo ludico di Oz, alternando comicità e dramma, Hosoda mette in scena, ancora una volta, una sorta di science fiction minimalista, in perfetto equilibrio tra il retrogusto nostalgico delle tradizioni e le inevitabili seduzioni della tecnologia. Tra le pieghe dell’ adolescenziale di Kenji e Natsuki, circondati/abbracciati/ingabbiati da una parentela meravigliosamente invadente, si cela la sensibilità di Hosoda e l’attenzione per i piccoli moti dell’animo: si veda, ad esempio, la sequenza della telefonata tra Natsuki e lo zio Wabisuke o l’ispirata gag finale.
Summer Wars, prima di essere una movimentata avventura cyber-punk, è un affresco familiare, è un tuffo in quella parte del Sol Levante che resta testardamente e dignitosamente ancorata alle tradizioni: il personaggio della saggia nonna Sakae, lungimirante capofamiglia e cardine della vicenda, rappresenta un ideale trait d’union tra le eroiche imprese del passato e le avventure di Kenji, Natsuki e del tredicenne Kazuma/King Kazuma.

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Hosoda, con la complicità di Yoshiyuki Sadamoto (Le ali di Honneamise, Il mistero della pietra azzurra, La ragazza che saltava nel tempo), responsabile del character design, confeziona una pellicola assai solida anche dal punto di vista tecnico-artistico: oltre a una messa in scena che alterna riflessivi campi fissi ad ampi movimenti di macchina [2], segnaliamo la fluidità dell’animazione e l’accuratezza dei dettagli. Il lavoro sui fondali, sia nel mondo reale che nel virtuale Oz [3], rivela una qualità superiore al precedente successo del giovane cineasta nipponico: piccoli budget crescono! Character design, colori e via discorrendo si riallacciano alla tradizionale linea chiara del World Masterpiece Theater. Buoni maestri. E la spassosa follia che anima certi personaggi e buona parte della trama, oltre a un mai sopito romanticismo, ci ha ricordato la strampalata serie Furi Kuri (FLCL) [4]: i satelliti in picchiata, in fin dei conti, non fanno poi così paura…

Summer Wars, che dovrebbe/potrebbe seguire il percorso distributivo di Toki o kakeru shōjo [5], possiede il raro pregio di divertire (a tratti è travolgente) e di commuovere: dagli irresistibili bimbetti, personaggi secondari caratterizzati con sagacia, al travagliato rapporto tra Sakae e Wabisuke, Hosoda è riuscito a confezionare un ottimo esempio di intrattenimento di spessore.
Messosi in luce con Digimon Adventure: Our War Game, ha inanellato una serie di lungometraggi sempre più convincenti, a partire da One Piece: Baron Omatsuri and the Secret Island, probabilmente la migliore delle avventure su grande schermo della ciurma di Monkey D. Rufy. Summer Wars rappresenta un ottimo punto di arrivo. Koi koi koi.

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Note
1. Non pochi i premi vinti da Hosoda per La ragazza che saltava nel tempo. Ne ricordiamo alcuni: Gertie Award (39th SITGES – Festival Internacional de da Catalunya), Animation of the year (Japan Academy Prize), Best Animation Award (61st Mainichi Film Awards), Feature Films: Special Distiction (2008 Festival du Film d’Animation du Annecy), BeTV Award (Anima 2008 Brussels International Animation Festival), Golden Dragon Award (OACC 2008).
2. Tra le tante sequenze, merita una citazione la struggente carrellata, da destra a sinistra, che riprende tutti i componenti della Jinnouchi, orfani dell’amata Sakae. L’elegante e misurato movimento di macchina riesce a cogliere e a rappresentare la disperazione del lutto, per poi soffermarsi sui due protagonisti, sconsolati di fronte al cielo azzurro: mano nella mano, la vita ricomincia.
3. Convincente il contrasto tra le linee stilizzate e i colori acidi di Oz e il verde lussureggiante e il limpido azzurro della prefettura di Nagano.
4. E nella serie Furi Kuri ritroviamo, non tanto casualmente, il character designer Yoshiyuki Sadamoto.
5. Quasi nulle le possibilità di vedere Summer Wars sul grande schermo, attendiamo fiduciosi una (tardiva) distribuzione home video. Meglio di niente.

Recensione: quinlan.it

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