//SUN DON’T SHINE [SubITA]

SUN DON’T SHINE [SubITA]

 

Titolo originale: Sun Don’t Shine
Nazionalità: USA
Anno: 2012
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 90 min.
Regia:

 

Esordio dell’attrice indie : un noir ipnotico e on the road, con un finale che non si dimentica.

Crystal e Leo sono in fuga, attraverso una torrida Florida, da un crimine di cui ancora portano le tracce nel bagagliaio dell’auto. È una corsa contro il tempo, per liberarsi al più presto del fardello fisico e metaforico della colpa. Lui vuole arrivare alle paludi, ha un piccolo piano, ma l’ipersensibilità di lei, peggiorata dalla condizione di stress e paura, mette il progetto a dura prova.

, regista di cortometraggi prestata come attrice a molte produzioni indie degli ultimi anni (tra cui “Tiny Fornitures” di Lena Dunham e “The mith of the american sleepover” di Robert Mitchell, passato a Cannes e a Torino) debutta nel lungometraggio come autrice a tutto tondo ed è un debutto che non passa inosservato.
Le coordinate del noir e del road-movie non esauriscono l’intento del film ma, al contrario, sembrano servire più che altro da contenitore. Al centro di questo esordio, che risponde in tutto e per tutto alle caratteristiche estetiche e produttive di quel cinema indipendente che è insieme la culla e l’approdo del lavoro della Seimetz, c’è la relazione tra un uomo e una donna, due giovani losers. Silenzioso e premuroso, lui, impulsiva, possessiva, infantile, lei, che nel cuore tiene vivo il legame con la figlia piccola che ha lasciato indietro e potrebbe non rivedere, Leo e Crystal sono un Romeo e una Giulietta sporchi di sangue e sudore, disposti a fare qualsiasi cosa l’uno per l’altra e catturati dall’obiettivo proprio nel momento in cui l’esistenza chiede loro quel “qualsiasi cosa”.

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Di ciò che è accaduto prima veniamo a sapere il minimo indispensabile, strada facendo, perché il film non ha tempo per guardarsi alle spalle, impegnato com’è a respirare con i suoi protagonisti, a guardare dritto avanti e fermarsi solo quando strettamente necessario. Adottando per la maggior parte del tempo il punto di vista soggettivo della ragazza, infatti, trasuda la stessa ipersensibilità e risuona dei rumori immaginari dettati in lei dalla colpa e dalla paura.
Lungo ottanta minuti e quattro ore di strada, Sun don’t shine guarda a Malick per le inquadrature allucinate e il modo in cui i corpi si fondono con l’ambiente, prendendo le distanze dal brulicante mondo degli uomini ma addentrandosi allo stesso tempo nel cuore di tenebra dell’umanità stessa, ma lo stile è soprattutto fedele alle richieste del genere autoriale e low-budget di riferimento. Se a tratti l’atmosfera ipnotica tende ad affaticare, il finale, bellissimo, riscatta la visione.

Recensione: mymovies.it

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