//TANEYAMAGAHARA NO YORU [SubITA]

TANEYAMAGAHARA NO YORU [SubITA]

 

Titolo originale: Taneyamagahara No Yoru
Nazionalità: Giappone
Anno: 2006
Genere: Animazione, Corto, Drammatico
Durata: 27 min.
Regia:

 

A Taneyamagahara, nel Nord dell’isola di Honshu, la più estesa dell’arcipelago giapponese, degli uomini intorno a un falò aspettano l’alba per poter iniziare a falciare l’erba. Uno di loro si addormenta stanco e inizia a sognare…

Taneyamagahara esiste davvero, così come tutti i luoghi nominati in questo piccolo e prezioso cortometraggio diretto da 男鹿 和雄, il direttore e curatore dei fondali dello Studio Ghibli. Basato su un racconto dello scrittore Miyazawa Kenji, il cortometraggio di neanche 30 minuti è montato su delle illustrazioni con voci fuori campo. Voci spesso melodiose e musicali.
Il regista:

男鹿 和雄, è nato nella prefettura di Akita nel 1952. Ha lavorato come scenografo e direttore dei fondali non solo per lo Studio Ghibli (Il mio vicino Totoro, Mimi wo sumaseba, Ponpoko, Kiki – consegne a domicilio, La principessa Mononoke, Il castello errante di Howl) ma anche per lo studio di animazione Madhouse (La città delle bestie incantatrici, la ragazza che saltava nel tempo). Sono stati pubblicati diversi libri sulle sue illustrazioni e, nel 2007 si è anche guadagnato l’esposizione dei suoi lavori al Museo d’arte contemporanea di Tokyo. Data la grande affluenza è stato distribuito un documentario in dvd blu-ray per tutti coloro che non sono riusciti ad assistervi. Il dvd racconta la storia dell’artista dagli esordi fino ai giorni in cui è divenuto oramai una pietra miliare dello Studio Ghibli.

L’autore del libro:

Miyazawa Kenji 宮沢賢治 (1896 – 1933) è stato un poeta, scrittore e agronomo giapponese del periodo Showa, fu una figura eccentrica e poliedrica. Fu anche pittore e musicista dilettante, nonché studioso di mineralogia ed esperanto. Probabilmente il più importante autore moderno di letteratura per bambini giapponese ed uno degli scrittori più letti ed amati nel Sol Levante. I temi della poetica di Miyazawa, filantropo naturalista, sono frutto di una peculiare commistione dei suoi vari interessi, espressione di una vasta cultura, caratterizzata da inediti collegamenti tra religione (intesa più come spiritualità), scienza, filosofia, musica e letteratura, da cui l’incomprensione dei contemporanei verso la sua opera. Tra le sue fonti di ispirazione si annoverano, tra l’altro, il Sutra del Loto (法華経, Hokke-kyō), il socialismo e la cultura contadina, il pensiero filosofico di Henri Bergson, le scienze naturali ed agrarie. Morì a soli 37 anni per tubercolosi.
In Italia sono stati pubblicati ‘Favola di una mattina riguardo ad una struttura nemica’, edita nel 1994 da Giunti Editore con il titolo Allarme! Allarme!, Il violoncellista Gōshu e altri scritti (La Vita Felice), Una notte sul treno della Via Lattea e altri racconti (Marsilio Editori). Inoltre, la rivista di studi orientali Il Giappone ha pubblicato i racconti Futago no hoshi (‘Le stelle gemelle’) (vol. XXXVII, 1997, p. 129) e Kari no dōji (‘Il bambino oca’) (vol. XXXVIII, 1998, p. 205).
Come poteva non nascere un progetto simile tra uno scrittore naturalista per bambini e lo Studio Ghibli, sempre molto sensibile al mondo dei bambini e alla ?
Da anni ormai lo Studio Ghibli ha acquistato sempre più notorietà, permettendosi di poter distribuire in libertà un’opera piccola e diversa come questa diretta da Kazuo Oga. L’opera infatti è stata distribuita nel 2006 direttamente in dvd, senza aggiunta di sottotitoli inglesi.

I dialoghi sono nel dialetto del Tōhoku, la zona a nord dell’isola di Honshu, il cui dialetto per chi non è della zona è di difficile comprensione. La voce è dell’attore Hatsuo Yamaya e le musiche del gruppo femminile Ensemble Planeta.

Un corto diverso dal solito film di animazione, ricco di richiami al folclore e alla vita comune delle persone che vivono nelle campagne e nei villaggi di montagna. Sincretismo tra shintoismo e buddhismo sono di chiara evidenza con richiami alle antiche leggende e al Buddha. Qualcuno potrebbe trovarlo noioso per la staticità delle scene, ma d’altronde si tratta di illustrazioni e non di animazioni.

Qui di seguito e insieme ai sottotitoli in allegato ho scritto un piccolo glossario di termini e riferimenti che si trovano all’interno dell’opera e che, per motivi di spazio e timing, non ho avuto modo di poter inserire:

Akebi: Akebia, un genere di arbusti rampicanti appartenente alla famiglia delle Lardizabalaceae, e originario della Cina e del Giappone.

Amaterasu 天照: È la dea del Sole (divinità da cui discendono tutte le cose) nella religione shintoista. Il cortometraggio fa riferimento a un aneddoto molto noto in patria, il ritiro di Amaterasu in una caverna. Il Kojiki riporta un antico racconto nel quale in seguito ad una discussione con il suo indisciplinato fratello, il dio della tempesta Susanoo, Amaterasu si ritirò nella caverna Ama-no-Iwato, precipitando il mondo nell’oscurità. Le altre divinità la pregarono di uscire fuori, ma senza successo. Quindi la dea Ama-no-Uzume ebbe un’idea: appese uno specchio ad un albero vicino ed organizzò una festa, e Amaterasu incuriosita si spinse a sbirciare fuori. Vedere il proprio riflesso nello specchio la stupì talmente che gli altri dei riuscirono a tirarla fuori dalla caverna e a far tornare il sole.

Amitake:Suillus bovinus (Pers.) Roussel, fungo detto volgarmente “Pinarolo”.

Kamčatka: è una penisola lunga 1.250 km situata nell’estremo oriente russo. A est si affaccia sull’Oceano Pacifico mentre a ovest si trova il mar di Okhotsk. Al largo della penisola si trova la fossa delle Curili con una profondità di 10.500 m. La zona vulcanica e il relativo parco naturale sono stati dichiarati patrimonio dell’ dall’UNESCO nel 1996.

Kashiwa: Quercia del Giappone, Quercus dentata.

Kenbai 剣舞: Oni Kenbai è una danza tradizionale di Kitakami nell’area di Iwate, molto popolare tra gli stranieri e i bambini per la coreografia dinamica con la spada. Ai bambini del luogo viene insegnata alle elementari e alle medie, mantenendo viva la tradizione. Nel 1993 è stata dichiarata patrimonio culturale. Ci sono 8 danzatori in un gruppo; i numeri dei danzatori può variare in base al programma. Inoltre, l’accompagnamento musicale è composto da un tamburo taiko, due o quattro flauti e uno o due suonatori di campane. I danzatori indossano maschere di cinque colori differenti, il primo danzatore al centro indossa una maschera bianca. Sebbene “oni” significhi “demone”, i danzatori rappresentano Buddha, per questo non ci sono corna di demone sulle maschere. Il costume prevede una maschera, una parrucca, una cotta di maglia, i calzini tradizionali tabi, sandali di paglia, una spada, un ventaglio e un vajra (oggetto simbolico e rituale buddhista).
Uno degli elementi principali della danza è lo “henbai,” un unico passo che simbolizza la purificazione della terra calpestando i demoni. Inoltre si dice che calmi gli spiriti vedicativi attraverso la salmodia dei sutra.

[Danza Kenbai]

Kōshin-san 庚申: E’ il nome onorifico per riferirsi alla 57° combinazione sessagenaria del calendario cinese usato anche in astrologia. Corrisponde infatti alla scimmia. Il nome della stella a cui si riforiscono nell’opera è conosciuta in giapponese come Subaru 昴, ovvero le Pleiadi.

Naratake: Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm.

Wasuregusa 忘れ草: Emerocallide. I loro fiori vengono chiamati Belle di giorno, in Giappone letteralmente L’erba dell’oblio. Sono originari del Giappone, della Cina, dell’Asia Nord-Orientale e dell’Europa. Sono molto apprezzate come piante ornamentali grazie ai loro magnifici fiori che sbocciano al mattino e durano solamente per una giornata.

Recensione: asianworld.it

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