//THAT’S IT [SubENG]

THAT’S IT [SubENG]

 

Titolo originale: Soredake
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2015
Durata: 110 min.
Genere: Drammatico
Regia: Gakuryû Ishii

 

I titoli di testa rosso sangue lasciano il posto a una inquadratura su sfondo nero, con la voce roca del protagonista che urla “Non sono morto, voi siete morti”. Stacco, poi il protagonista si alza di scatto dal letto come impugnasse delle pistole, zoom verso il suo volto sudato e stralunato con assenza di sonoro, quindi la musica esplode e la narrazione prende il via. Fotografia sgranata in bianco e nero, macchina da presa a mano rovente, angoli di periferia cementificata e chitarre incalzanti a saturare le immagini: si apre così That’s It (Soredake), ultimo lavoro di Ishii Gakuryu, un noto come Ishii Sogo, racconto di solitudini e inquietudini giovanili senza apparente speranza.

Samao Daikoku è un giovane scapestrato che per fuggire dalla quotidianità fatta di stenti e piccoli crimini scassina l’armadietto del boss e ruba quello che contiene. Inseguito dall’arcigno scagnozzo del legittimo proprietario, il ragazzo si rifugia in una casa abbandonata. Scopre che la refurtiva è un hard disk pieno di dati compromettenti e cerca di scambiarlo con informazioni sul proprio certificato famigliare, indispensabile per qualsiasi cosa in Giappone. Viene invece catturato e torturato, perché riveli dove ha nascosto il maltolto. Samao riesce a fuggire insieme ad Ami, prostituta a lui vicina. I due cercano di isolarsi in una normalità traballante fatta di espedienti, ma la distopica circostante non dà requie.

thats itIshii parte dalla musica sferragliante dei Bloodthirsty Butcher, gruppo garage rock punk giapponese attivo da fine anni Ottanta, come omaggio al cantante e leader Yoshimura Hideki, morto nel 2013 a soli 46 anni per problemi cardiaci. Le immagini digitali e le sferzate elettriche del gruppo formano un connubio che assale i sensi, iniettando adrenalina a ogni inquadratura. Ishii rilancia lo stile sferzante degli esordi, quello di Panic in High School (1978), Crazy Thunder Road (1980) e soprattutto Burst City (1982), innestandolo sulle intuizioni chiassose di Electric Dragon 80.000 V (2001) e la passione per il noise già mostrata nel documentario industriale Halber Mensch (1985), sul gruppo Einsturzende Neubauten. Non mancano accenti mistici, come già in August in the Water (1995), qui rappresentati da riferimenti a draghi e statuette di divinità indiane, simbolo dell’anelito a una rinascita per il protagonista.

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That’s It è in effetti una ricalibrazione al nuovo millennio delle ossessioni di Ishii, che oltre ai tratti più immediatamente riconoscibili, come le movenze nervose delle inquadrature, mantiene anche la direzione artistica degli attori, tutti sempre sul punto di una crisi isterica, con emozioni pronte ad affiorare ed esplodere. Sometani Shota e Mizuno Erina sono perfetti, ma costantemente sull’orlo dell’overacting. È una scelta consapevole, che esagera ogni reazione ed esaspera ogni situazione. E se anche quando il (finto) bianco e nero filtra al colore e il ritmo si assesta il film perde qualcosa della sua forza, That’s It conferma un Ishii a piena potenza. Il regista è pronto a cambiare ancora una volta le carte del suo cinema, come già fatto in occasione di Isn’t Anyone Alive (2012) e Flower of Shanidar (2013), ingiustamente passati quasi interamente sotto silenzio – in un percorso di riappropriazione simile a quello intrapreso da Sabu (si veda al capitolo Miss Zombie, 2013). Ishii Gakuryu è un autore umorale e profondo, che non si pone problemi nell’alienarsi parte del pubblico con scelte poco concilianti. E questo è quanto.

sentieriselvaggi.it

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