//THE APE [SubITA]

THE APE [SubITA]

 

Titolo originale: Apan
NazionalitĂ : Svezia
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 81 min.
Regia:

 

Una discesa all’inferno, il secondo lungometraggio inquietante e pieno di suspense di inizia con un uomo che si sveglia in un ambiente sconosciuto, solo per scoprire che la che conosceva il giorno prima Ăš scomparsa.

Prosciugato l’argomento Falkenberg con due film sosia (regia di Falkenberg Farewell, 2006; produzione di Burrowing, 2009) nel 2009 Ganslandt si allontana dalla gabbia pseudo-documentaristica per approdare in quei gangli della finzione che impongono dei paletti, qui bisogna raccontare, non basta piĂč affidarsi allo sconnesso flusso di coscienza del film precedente, c’ù la necessitĂ  di montare uno scheletro narrativo corredato della relativa carne. Ganslandt sembra aver recepito la lezione e con spirito d’iniziativa aggira le imposizioni per fare di uno spunto non originalissimo come l’episodio di un massacro famigliare una variazione sul tema molto personale che tralascia abilmente ogni momento storico (quando Ăš successo?), ogni movente (perchĂ© lo ha fatto?), e soprattutto l’indiziato poichĂ© di indagini o investigazioni cosĂŹ come le si intende non ce ne sono, piuttosto ciĂČ che Ganslandt indaga e pedina come il piĂč arcigno degli stalker Ăš lo stato d’animo del suo protagonista (un perfettamente nevrotico Olle Sarri che pare sia stato tenuto all’oscuro del copione fino al momento di girare), tratteggiando cosĂŹ un precipizio di luciditĂ  post-follia dal forte sapore realistico, perchĂ© Ăš vero che rispetto a FarvĂ€l Falkenberg c’ù un’impalcatura piĂč prestante a sorreggere l’ opera, tuttavia il canale visivo con la sua unica sorgente di esposizione Ăš predisposto ugualmente all’assorbimento della in maniera capillare.

Guarda anche  FALKEMBERG FAREWELL [SubITA]

E constate le assonanze di metodo si delinea una vicinanza anche nell’illustrare la figura umana presa in esame, una figura passiva che subisce o che ha subito, il protagonista di un percorso che porta ineluttabilmente all’annientamento di sĂ© (il suicidio, per Krister solo tentato), certo Ăš che, come detto, non sussiste alcuna premessa che stia ad indicare l’origine di un gesto cosĂŹ cruento, sicchĂ© in questo frangente il film pretende molto dallo spettatore perchĂ© per almeno mezz’ora quaranta minuti la storia si occupa di faccende apparentemente inutili saettate perĂČ da eccessi piccoli (Krister che vuole comprare una sega elettrica
) e grandi (l’aggressione verbale ai danni della praticante) che seminano il germe della tensione. Bisogna comunque dare fiducia a Ganslandt e attendere lo scioglimento della vicenda perchĂ© il suo Ăš un approccio piĂč che valido, veramente affilato nell’infliggere stilettate che sanguinano solo a fine visione: nel quadro generale si ricompongono tutti i tasselli che a prima vista apparivano scollati (il diverbio col giovane tennista: Ăš qui la causa?) o insensati (la scena del coltello in casa della madre), e rimanendo fedele alla propria linea il regista evita di farci ascoltare le superflue domande della polizia per chiudere con una postilla che taglia in due il cuore di Krister, e non solo il suo.
Grazie del colpo, Jesper.

Recensione: pensieriframmentati.blogspot.it

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