//EXAM [SubITA]

EXAM [SubITA]

 

Titolo originale: Exam
Nazionalità: UK
Anno: 2009
Genere: Fantascienza, Thriller
Durata: 101 min.
Regia:

 

Una stanza quasi spoglia. Al suo interno soltanto 8 banchi, spartani anch’essi, e 8 sedie. Dettagli di uomini e donne che si preparano per qualcosa, qualcosa di importante. Poi gli 8 uomini entrano e qualcuno parla loro. E’ l’ultimo step per lavorare in una non meglio identificata compagnia. Ma è un lavoro prestigioso e che dà un fracco di soldi, uno di quelli che nemmeno c’è bisogno di conoscerne i dettagli, lo si vuole. Gli 8 professionisti, gli ultimi rimasti delle altre lunghe selezioni precedenti, ascoltano l’esaminatore che detta loro pochissime ma fondamentali regole. “Avete domande da fare?” chiede infine. Nessuno risponde, l’esame scritto può cominciare. Ottanta minuti di tempo (e il film sarà in ASSOLUTO tempo reale, non solo “percepito” come ad esempio in Locke). Gli 8 candidati controllano il foglio davanti a loro. E’ bianco, completamente bianco. Cosa scrivere, cosa rispondere, ad una domanda che nemmeno si conosce? Lo diceva il Woo-Jin di Old Boy che la cosa importante non era cercare una risposta, ma riuscire a trovare la domanda giusta.

Ed è questo che dovranno fare gli 8 protagonisti di Exam, thriller psicologico dal soggetto di partenza fenomenale (io credo che quasi sempre il fenomenale nel cinema sia da affiancare all’essenziale, Nolan a parte) e comunque buono nel riuscire a portarlo avanti fino alla fine. Di solito il blocco da foglio bianco è quello dello scrittore, quello alla creatività. Stavolta invece ha connotazioni molto diverse. Sempre di un processo intellettivo si tratta ma non riguarda il creare, quanto il capire. Gli 8 sanno che le regole sono ferree, se solo provi a trasgredirle sei sbattuto fuori. Ma allora è anche vero che tutto quello che non era compreso nelle regole dettate all’inizio non fa parte delle stesse. Ed è quindi sul non detto, più su quello che sanno, che iniziano a lavorare e cercare di capire. Il thriller è ottimo, ben scritto, ben interpretato, ben girato. La scrittura del film non era affatto scontata e non solo perchè riempire 90 minuti ci congetture è cosa difficilissima ma anche perchè è bene ricordare che i protagonisti sono professionisti non solo affermati, ma anche mediamente colti e intelligenti per essere arrivati sin là. E in effetti tentano le cose giuste, dicono le cose giuste, hanno intuizioni molto buone, tutte quelle che possono venire da una situazione come quella, nessuna esclusa. Si scopre molto presto che il mondo è stato colpito da una pandemia terribile e che probabilmente questo lavoro ha a che fare con il suo debellamento. La tensione si accumula (la loro dico, forse non la nostra, in quello che è uno dei difetti del film), la cooperazione iniziale piano piano inizia a fare il posto ad un homo homini lupus abbastanza prevedibile. Ognuno, o quasi tutti, ha qualche scheletro nell’armadio.. Il pregio principale di questo film è che ti porta a pensare per 90 minuti. Succede spesso sì, ma mentre negli altri thriller il pensare di solito è riflesso incondizionato di quello che vedi, qui è lo stesso motore e anima della pellicola, non fuori da essa, perchè è come se tu fossi uno dei protagonisti del film. Certo, il riferimento più lampante per me è The Cube anche se là oltre alla situazione assurda e incomprensibile che qua invece non c’è del tutto perchè, lo ricordo, siamo ad un “semplice” colloquio di lavoro, c’erano possibili derive che Exam non prevede. Paradossalmente questa circoscrizione delle possibilità rende ancora più interessante la cosa visto che più restringiamo spazi e possibilità più ci danniamo per capire le cose. C’ho visto tanto anche di The Experiment, specie nell’assunto iniziale, ossiai il mettere persone in un luogo chiuso e lasciarle sole per vedere cosa accade. Il film non ha difetti evidenti, è un thriller da consigliare senza se e senza ma, anche se rispetto all’esaltazione provata per il soggetto iniziale un pò di calo di interesse l’ho avuto poi. E si arriva al finale.

Ed è un finale molto bello preso di per sè ma che genera crepe veramente grandi nella sceneggiatura, alcune veramente tanto pacchiane che è meglio non pensarci. E se qualcuno avesse risposto “no” sin da subito? E se lei invece non l’avesse risposto alla fine? la prendevano lo stesso? E, soprattutto, la risposta non doveva avvenire entro gli 80 minuti? E se, come poteva tranquillamente accadere, fossero rimasti in molti? E’ un finale molto umano però. Lei rappresenta veramente quella parte di umanità non cinica, attenta ai dettagli e capace di ragionare, ma come sia arrivata in fondo è francamente abbastanza casuale. E’ come, scusate il francesismo, se sia a lei che allla compagnia avesse detto veramente culo. Ma c’è una cosa molto bella, e voglio prendere del finale solo questo. Si credeva, più si andava avanti, che questo fosse un film disumano, cinico, ancorato a regole quasi naziste. Un lavoro ad una compagnia dal terribile alone dietro. E invece si scopre che, al contrario, dietro quella disumanità c’era un amore per l’ e una ricerca alla salvezza di esso davvero incredibile. E che quello scienziato così impacciato, così fuori dal mondo, così incapace di vedere anche solo in faccia un proprio simile, sia invece un che senza alcun tornaconto cerca di salvare la propria specie è davvero una grande trovata.

Recensione: ilbuioinsala.blogspot.it

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