//THE IMPOSTER [SubITA] 🇬🇧

THE IMPOSTER [SubITA] 🇬🇧

Titolo originale: The Imposter
Nazionalità: UK
Anno: 2012
Genere: Biografico, Documentario, Thriller
Durata: 99 min.
Regia:

 

A metà tra documentario e thriller, L’impostore – The Imposter di si segnala come una delle riflessioni più interessanti sulla ricerca dell’identità e sulla naturale pulsione a mentire. Anche a se stessi.

Io sono Nick
La storia di The Imposter – L’impostore inizia con la scomparsa del tredicenne Nicholas Barclay, un giovane ragazzo texano che sparisce da casa senza lasciare traccia. Tre anni dopo, una notizia sconvolgente: il ragazzo è stato ritrovato in Spagna, a migliaia di chilometri da casa, e dice di essere sopravvissuto a un incredibile rapimento e alle torture di misteriosi aguzzini. La famiglia non vede l’ora di riabbracciarlo, nonostante le circostanze del ritrovamento siano alquanto strane… Ma la situazione si fa ancora più strana una volta tornato in Texas… [sinossi]

“Impostore seriale”. Il ruolo sociale che la polizia di mezza Europa ha assegnato nel corso degli ultimi venti anni a Frédéric Bourdin non ha molti eguali nella storia contemporanea: fin da ragazzo Bourdin ha trascorso l’esistenza incarnando persone a lui ignote, calandosi nei panni di perfetti sconosciuti con l’unico intento di impersonare – pur per un breve lasso di – la “vita degli altri”. È di fronte a uno dei suoi più celebri inganni, quello che lo vide farsi passare per Nicholas Barclay, adolescente texano scomparso nel nulla nel 1994 e riapparso (con le vesti di Bourdin) tre anni dopo in Spagna, che lo pone nel suo esordio alla regia.
L’impostore – The Imposter torna a venti anni di distanza sul luogo del mistero, intervistando sia Bourdin che i membri della famiglia Barclay e cercando di comprendere da un lato il folle ingegno di un ragazzo disposto a rischiare oltre l’inverosimile per vivere una menzogna, e dall’altro l’altrettanto folle reazione dei familiari di Nicholas, che accettarono senza batter ciglio Bourdin in casa nonostante fosse evidente che non si trattava del loro figlio/fratello/cognato e via discorrendo.

A sorprendere in maniera positiva durante la visione di L’impostore – The Imposter è la matura ambizione che il film sprigiona da ogni singola scelta registica: nonostante sia all’esordio per quanto riguarda le produzioni cinematografiche dopo un decennio trascorso in televisione, Layton dimostra di sapersi confrontare con personalità con l’immaginario della Settima . L’impostore – The Imposter evita le secche tipiche dell’inchiesta documentaria per il piccolo schermo grazie a una messa in scena stratificata, complessa, nella quale trovano spazio le derive estetiche più in antitesi. Alle interviste canoniche si sovrappongono dunque interi segmenti di finzione, mentre l’archivio della è arricchito da filmini amatoriali, il tutto orchestrato dall’intervento in prima persona di Bourdin, che nel 2010 si è sposato e ha deciso di mettere fine alla sua esistenza “per interposta persona”. Ed è proprio Bourdin lo scacco matto, il punto di non ritorno di un film che sarebbe fuorviante scambiare per una semplice indagine su un mistero fitto e bizzarro allo stesso . Il povero Nicholas Barclay, sfruttato come McGuffin nel 1994 da Bourdin per mettere a punto una delle sue trasformazioni, finisce per svolgere la stessa mansione anche nelle mani di Layton: non è della scomparsa di un ragazzino texano che si occupa L’impostore – The Imposter, e a ben vedere neanche del ragazzo, oramai uomo, che si spacciò per lui tre anni dopo a migliaia di chilometri di distanza.

Layton abbandona presto l’idea della detection, pur mantenendo un tono umbratile, noir, cupo e allarmato, per scandagliare il vero mistero, il motivo scatenante che spinge l’essere umano a mentire, agli altri e a se stesso, pur di trovare una apparente “pace”. Fu così, in maniera dolorosamente inevitabile, per i parenti di Nicholas, ma è in realtà così anche per Bourdin: quando fissa la camera per raccontare la sua versione della storia, è impossibile non chiedersi quanto e in che modo stia mentendo. In questa riflessione dal sapore quasi wellesiano sulla macchina/cinema come generatrice automatica di bugie, trova compimento anche il continuo e palesato smascheramento dell’idea del documentario come portavoce di verità che rappresenta l’anima più profonda di L’impostore – The Imposter. Esiste la realtà, quella sì, che contiene al proprio interno tutte le verità possibili e immaginabili, come quelle (a suo modo perfino tangibili, e per questo ancor più false) a cui ha dato vita il “camaleonte” Frédéric Bourdin nel corso della sua vita.

Recensione: quinlan.it

 

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