//THE KING OF PIGS [SubITA]

THE KING OF PIGS [SubITA]

 

Titolo originale: Dwae-ji-ui wang
Nazionalità: Corea del Sud
Anno: 2011
Genere: Animazione, Drammatico, Thriller
Durata: 97 min.
Regia:

 

Il tratto sporco e marcato del character design e i fondali poveri di The King of Pigs acuiscono lo squallore della vicenda, specchio tragico degli eccessi di violenza e competitività della società sudcoreana.

Non è un paese per deboli

Compagni ai tempi della scuola, Kyung-min, trentenne uomo d’affari, e Jong-suk, scrittore senza lavoro, si ritrovano dopo quindici anni e ricordano i crudeli compagni di classe, detti i “cani”, che regnavano con violenza sui più deboli, i “maiali”. Solo l’enigmatico Chul riusciva a opporsi alle vessazioni e umiliazioni, ribellandosi ai “cani” a forza di pugni. Chul era la speranza dei “maiali”, la speranza di Kyung-min e Jong-suk… [sinossi]

Migliora a vista d’occhio lo stato di salute dell’industria sudcoreana d’animazione. Scemato l’entusiasmo dei primi anni del secondo millennio, quando venivano realizzati in pompa magna gli ambiziosi My Beautiful Girl, Mari (Mari iyagi, 2002) di Lee Seong-kang e Wonderful Days (Id., 2003), abbiamo assistito negli ultimi mesi a una significativa ripresa dell’animazione prodotta in Corea del Sud. Dopo Green Days – Dinosaur and I (Sojunghan Nare Kkum, 2011) di Ahn Jae-hoon e Han Hye-jin-I, più compiuto e di livello tecnico e artistico più raffinato, passato anche al Future Film Festival di Bologna, è il turno del cupo e violento The King of Pigs (Dwae-ji-ui wang, 2011), pellicola d’esordio di Yeon Sang-ho, presentata alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes [1].

Dal punto di vista squisitamente tecnico, il film scritto e diretto da Yeon non può contare su un’animazione particolarmente definita: i fondali in computer grafica sono appena abbozzati, squadrati, privi di dettagli. Gli ambienti, gli oggetti, la città e la scuola hanno colori netti, senza sfumature. Una limite di budget che ha costretto i realizzatori a una scelta estetica che, in fin dei conti, non tradisce gli intenti narrativi ma che enfatizza la brutalità e lo squallore del contesto sociale e umano [2]. Discorso simile per la fluidità delle animazioni, evidentemente limitata ma che ben si adatta alle scelte del character design. A rimanere impresse sono infatti le linee marcate utilizzate per caratterizzare i personaggi, non troppo distanti – anche se meno caricaturali e più realistici – dall’animazione acida e basilare della serie televisiva statunitense Beavis and Butt-head. Un character design che funziona soprattutto nei primi piani, nelle sequenze più violente e drammatiche, nelle visioni deformate dei protagonisti. Assai efficaci, ad esempio, i volti degli studenti trasformati in cani (i carnefici) e maiali (le vittime) o il primo piano iniziale della ragazza strangolata.

L’aspetto più interessante di The King of Pigs, dal punto di vista narrativo, è la cupa disperazione, il ritratto scevro di qualsiasi afflato romantico e nostalgico degli anni della scuola. Il tratto sporco e marcato del character design e i fondali poveri acuiscono lo squallore della vicenda, specchio tragico degli eccessi di violenza e competitività della società sudcoreana. E ancora una volta, tra pellicole drammatiche o commedie con qualche pennellata di sangue, la scuola coreana diventa una tragica cartina tornasole. Odio, disprezzo e violenza percorrono corridoi e aule, minando le personalità dei ragazzi, segnando le loro esistenze. Come un cerchio che si chiude, il film di Yeon Sang-ho, già autore di tre cortometraggi [3], non lascia alcuna speranza a personaggi e spettatori: tutti sono cani o maiali, anche da adulti. Pur con tutti i limiti tecnici e artistici e nonostante una certa prevedibilità narrativa, The King of Pigs ha il grande merito di non lasciare indifferenti, di mettere a disagio, di colpire ripetutamente. Un po’ come faceva il misterioso Shônen Bat della serie di culto Paranoia Agent (Môsô dairinin, 2004) di Satoshi Kon.

Note
1. Segnaliamo anche Leafie – La storia di un (Madangeul Naon Amtak, 2011), approdato un po’ a sorpresa nelle sale del Bel Paese. La nuova onda dell’animazione coreana può contare su un buon numero di titoli.
2. La produzione è indipendente e il film è stato realizzato con un budget di soli 150 mila dollari.
3. D-Day (2000), The Hell (2003) e Love Is Protein (2006). Yeon ha curato anche il montaggio di The King of Pigs.

Recensione: quinlan.it

HardSUB

 

SoftSUB

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