//THE KINGS OF SUMMER [SubITA]

THE KINGS OF SUMMER [SubITA]

 

Titolo originale: The Kings of Summer
NazionalitĂ : USA
Anno: 2013
Genere: Ccommedia
Durata: 95 min.
Regia:

 

I film sugli adolescenti che sfidano l’autoritĂ  e s’avviano verso l’eta adulta sono quasi sempre belli. SarĂ  perchĂ© i riti di passaggio hanno necessariamente qualcosa di epico, e l’epica col cinema ci va a braccetto. SarĂ  perchĂ© sulla linea d’ombra quel che Ăš piĂč evidente non Ăš la necessitĂ  del ragazzo di diventare adulto, ma la stupiditĂ  delle convenzioni sociali a cui i giovani eroi vanno incontro, e l’illusione che il film regala che quelle convenzioni possano essere ancora stravolte. Recentemente sul tema si sono visti Mud, Moonrise Kingdom e il quasi omonimo Un’estate da Giganti, tre titoli fra i migliori degli ultimi mesi.

Kings of Summer, nuovo ma non superfluo epigono di Stand by Me, Ăš una pellicola indipendente che sa coltivare in sĂ© tante anime. Sulla molto semplice e lineare di due ragazzi (+uno) che, esasperati dalle famiglie oppressive e disfunzionali, scappano in un bosco e provano a costruirsi una casa, riesce a evitare le abitudini che nascondono i vari episodi, regalando un film equilibrato, piacevolissimo e divertente. offre una rappresentazione fotografica della e delle attivitĂ  dei tre da applaudire senza sosta, ai limiti del Malick, eppure rifiuta di lasciarsi irretire dal film d’autore, profondo e bello da vedere. Introduce elementi di nonsense vicini al demenziale, sacrifica il realismo della , che pure vive nella fotografia rigorosa e verista, a favore di una libertĂ  d’espressione che lo avvicina invece a Il Paese delle Creature Selvagge. Come nel film di Jonze tutto comincia quasi per gioco per poi diventare piĂč serio, e alla vera apertura verso gli altri si arriva attraverso una crisi individuale.

Kings of Summer ha ritmo, racconta la libertĂ  e appare libero, ha musiche indovinate senza essere usurate, Ăš indie ma non pietrificato nel codice sundanciano, Ăš leggero ma non futile, un film riuscitissimo.

Recensione: slowfilm.blog

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