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Shadow

THE SLEEP CURSE [SubITA] 🇭🇰

Titolo originale: Shi mian
Nazionalità: Hong Kong
Anno: 2017
Genere: Horror
Durata: 102 min.
Regia:

Nel periodo dell’occupazione giapponese di Hong-Kong, dal 1941 al 1945, la collaborazione di un giovane traduttore con il nemico ha come risultato di vedere la sua vita segnata da una lanciatagli da una donna resa schiava sessuale e poi uccisa.Quarantacinque anni dopo le colpe dell’uomo tornano a tormentare suo figlio, un professore specializzato in disturbi del sonno, quando il fantasma della donna torna a cercare vendetta.  

Per chi conosce e apprezza , non siamo tornati ai bei tempi di The Untold Story o di Ebola Syndrome. Mister Yau ora ha vent’anni in più e una visione del cinema molto più elastica. Prendiamo ad esempio Shockwave, action movie dell’anno scorso, presentato anche al Far East di Udine, dove il regista di Hong Kong ha ammesso in maniera molto bonaria di fare film per portare più pubblico possibile nelle sale. Il talento è rimasto però intatto: ne è prova questo The Sleep Curse, che sancisce non tanto il ritorno all’horror (perché nel frattempo ne ha comunque fatti a iosa), quanto la reunion con il suo attore feticcio Anthony Wong. Il risultato è assai curioso. La sceneggiatura firmata da Erica Lee, sua abituale collaboratrice, riesce nel difficile compito di inserire l’oggetto orrorifico all’interno di una cornice storica. Il professor Lam Sik-ka, neuroscienziato specializzato negli studi sul sonno, viene contattato da Monique, una sua vecchia conoscenza, per indagare su una malattia che affligge i familiari di quest’ultima da : un’insonnia duratura che porta poi alla follia e alla morte. Il caso clinico fa però tornare la mente di Sik-ka indietro nel tempo, precisamente negli anni Quaranta durante l’invasione nipponica della Cina: suo padre Lam Sing, divenuto interprete dei giapponesi, soffrì e morì infatti della stessa malattia.

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Sik-ka (Anthony Wong) rappresenterebbe già da solo, come personaggio, un enorme e complesso topos letterario: uomo della ragione in lotta contro un fenomeno sovrannaturale e, al tempo stesso, mad scientist che brama scoperte contro natura, come rendere l’essere umano immune dal bisogno di dormire. Offrendosi di curare Monique (Jojo Goh), antepone dunque l’interesse personale registrandosi come protagonista estremamente contraddittorio. Attraverso il montaggio parallelo veniamo proiettati nella Cina degli anni Quaranta, invasa dalle truppe nipponiche: il padre di Sik-ka, Sing (interpretato sempre da Wong), è un pavido collaborazionista dei giapponesi, impiegato da loro come interprete e, suo malgrado, complice dei soprusi che essi infliggono alla popolazione locale. La sceneggiatura di The Sleep Curse è talmente flemmatica da dare l’impressione di essersi dimenticata del tema portante, di quella del sonno che dà il titolo all’opera. Lo script si rivela in realtà mosso da un meccanismo perfetto e coerente che intreccia la cultura e la filosofia orientale con tematiche prettamente occidentali: il filo diretto che lega l’individuo ai propri antenati, la memoria, il karma, la storia come errore che si ripete.

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Il risultato è dunque un Heimat in forma ridotta mischiato all’epopea nazionale che ha ancora nella serie cinematografica Once upon a time in China di Tsui Hark il suo capostipite. Ma l’horror di marca dove sta? Ebbene, esso rimane dormiente per la maggior parte del film, salvo scatenarsi infine negli ultimi catartici minuti, quando il doppio intreccio si scioglie definitivamente. Quella che era stata fino a quel momento una tragedia di fantasmi e allucinazioni, come nella miglior tradizione del teatro shakespeariano, trova la propria risoluzione nello spargimento di sangue. Assistiamo dunque al gore più disinvolto ed eccessivo, tra decapitazioni, evirazioni ed atti di cannibalismo. The Sleep Curse ripaga l’attesa, anche se leggermente protratta, offrendo il disegno macabro di un orrore indelebile e sconvolgente, non tanto dissimile purtroppo da quello che gli uomini commettono sulla terra.

Recensione: nocturno.it

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