//THE STONE [SubITA]

THE STONE [SubITA]

 

Titolo originale: Kamen
Nazionalità: Russia
Anno: 1992
Genere: Drammatico, Fantastico, Visionario
Durata: 83 min.
Regia:

 

Nel museo di Cechov a Yalta, il giovane custode incontra il Maestro, tornato dal mondo della non esistenza e incarnato in diversi ruoli contemporaneamente: un medico, un patrigno per il ragazzo, un amante. “Kamen” è un film profondamente lirico per la sua “atmosfera da camera” e la modesta rappresentazione delle emozioni: intonazioni silenziose, tristezza permanente e un sentimento della natura profondamente tragica della vita “(A. Sokurov).

Pietra. Sulla pietra l’umanità è nata, cresciuta e ad essa non può prescindere.
La pietra è fondativa, protegge o colpisce. La pietra seppellisce o rinforza l’anima di chi la possiede, accoglie, scaccia gli estranei ed esclusi.
Chi entra nella casa, casa di pietra o suoi sostituti, cerca un legame, un vincolo, un rifugio perché nella casa v’è tutto questo, nella casa si ritrova ciò che si è, nascosti o forse esaltati dall’intimita’ delle mura.

Sokurov tanto diverso da chiunque altro eppure così simile a se stesso, nella sintassi di un bianco e nero espressionista quando è l’unico al mondo che sa parlare di espressionismo anche col colore.
L’espressionismo è architettura dell’ambiente, è luce che delinea i volumi e traccia i contorni esasperandoli e nessuno sa maneggiare architettura, luce e volumi come Sokurov e perciò questo è un film unico.
Meraviglia che si ripete e si rinnova malgrado l’abitudine al suo cinema non basta per sentirsi sazi. L’uso di lenti anamorfiche con le quali Sokurov punta il dito e sottolinea, strania e spaventa nell’idea e nella tecnica.

Terrificante di un terrore primevo e appunto a forze antiche alle quali Sokurov si rivolge e che mette in mostra, un ritorno alla vita o al suo addio, uomini senza e in quanto tali non più uomini, circondati da oscure presenze, apparizioni talvolta fugaci, altre persino comiche, comunque inquietanti per una casa che ricorda “la zona” di tarkovskijana , la terra degli Stalker per intenderci perché per entrambi i registi, sempre di ricordi si tratta.

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L’assenza di colore si esalta in una atmosfera da fotografia pittorialista portatrice sugli esterni di inaudita forza e mistero mentre dentro casa, si perde la nozione di fotogrammi per trovare una successione di pitture in sequenza, ognuno di essi da conservare e studiare come singola e unica opera d’.

I dialoghi non raccontano, non avvicinano anzi allontanano ma non c’è intento di separazione, semplicemente non essendo necessari, vagano come orpelli inutili tra lo scorrere sempre più indistinto del e la definizione della pietra nelle sue diverse sfaccettature.
Film forse difficile per chi si appresta a conoscere il grande regista russo. Il mio consiglio è di arrivarci dopo, avendo già nel cuore la sua poetica che sappiamo fare di lui uno dei più grandi registi viventi.

Recensione: ultimavisione.wordpress.com

STREAMING & DOWNLOAD

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