//VIOLET [SubITA] 🇳🇱

VIOLET [SubITA] 🇳🇱

Titolo originale: Violet
Nazionalità: Olanda
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 85 min.
Regia:

 

In un fascinoso intreccio tra cinema, videoarte e video di sorveglianza, si svolge la lenta espiazione di un adolescente, colpevole di aver assistito immobile all’omicidio di un amico. E’ Violet di , in concorso al TFF 2014.

Delitto e castigo

Nel parcheggio di un centro commerciale un ragazzo viene pugnalato a morte. L’unico testimone è il suo migliore amico, Jesse, la cui vita da quel momento cambia per sempre. Affrontare le domande della e degli amici con cui va in bmx, o associare parole alla violenza cui ha assistito, diventano azioni semplicemente impossibili. Il silenzio conduce Jesse a isolarsi da chi gli sta intorno e a creare una distanza fra sé e il mondo sempre più grande. [sinossi]

L’adolescenza al cinema è un argomento trattato assai di frequente, forse proprio perché quella sua imprevedibilità che fa un po’ paura è tra i presupposti ontologici che serpeggiano più o meno mascherati dalla narrazione nella settima arte. Rilegge ora in un’ottica tutta europea la lezione di esimi analisti statunitensi dell’età ingrata come Gus Van Sant, Gregg Araki, Larry Clark, il belga con Violet che, dopo aver incassato il Generation 14plus Grand Prix alla Berlinale, sbarca in concorso al Torino Film Festival 2014. La storia, come spesso accade nel cinema dei giovani autori del Vecchio Continente, è quella di una stasi, o, meglio, di una vera e propria impasse traumatica in cui viene a trovarsi il giovanissimo appassionato di BMX acrobatica Jesse (Cesar De Sutter) dopo aver assistito, immobile, all’uccisione del suo migliore amico in un centro commerciale di Bruxelles.

Ciò che segue questo drammatico evento, cui assistiamo nell’incipit del film attraverso i video di sorveglianza dell’ipermercato, è una lenta elaborazione del lutto, che passa soprattutto attraverso le immagini. Vediamo Jesse in compagnia della madre, poi con il padre che tenta di farlo uscire dal suo isolamento, in seguito è in compagnia dei compagni della crew, alcuni dei quali lo accusano di vigliaccheria, infine, in una scena molto toccante, Jesse interagisce con il padre della giovane vittima.

Pochi e scarni sono i dialoghi, mentre le immagini di Violet posseggono un’indubbia potenza, in grado di evocare tutto il tumulto di emozioni che tormenta il protagonista. Nel suo muoversi sui confini tra racconto di indie e dramma intimista d’autore di stampo europeo, Bas Devos innesta immagini realistiche (gli interni domestici) e oniriche (il viaggio notturno di Jesse con a fianco la BMX dell’amico, il volo continuo dei ragazzi sulle BMX nel bosco), spingendo poi il suo film verso la videoarte e il cinema sperimentale e facendo un utilizzo arguto del video di sorveglianza. Quest’ultimo, infatti, emblema di una verità che si vuole lampante e inoppugnabile, è continuamente forzato dall’interno da innesti con immagini-non immagini di stampo visionario, che ricordano lo sperimentalismo di Stan Brakhage, evocando la pellicola e i fotogrammi laddove essi non sono presenti (il film è girato in digitale). Il formato in 4/3 poi, da un lato vuole essere un omaggio al cinema del passato, dall’altro ci ricorda continuamente proprio l’insufficiente verità delle immagini riprese dalle telecamere di vigilanza, che nulla possono cogliere di quanto avviene nell’animo del protagonista. Né lo può cogliere il cinema narrativo, punta a rammentarci il regista, comprimendo l’immagine e i personaggi in uno spazio ridotto, ma lasciando esplodere di quando in quando la sua visionarietà che, proprio come i tormenti e le pulsioni adolescenziali, non accetta confine alcuno.

Recensione: quinlan.it

 

 

 

 

 

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