//VIVA LA MUERTE [SubITA]

VIVA LA MUERTE [SubITA]

 

Titolo originale: Viva la muerte
Paese di produzione: Francia, Tunisia
Anno: 1971
Durata: 90 min.
Genere: Drammatico, Guerra, Visionario
Regia:

 

Fando è un ragazzo dodicenne, nella Spagna franchista, alle prese con la faticosissima trasformazione che consiste nel lasciarsi alle spalle la sua infanzia. Il lavoro per lui è in più complicato da un evento tragico avvenuto qualche anno addietro: l’arresto e la scomparsa del padre durante la guerra civile, fatto cui la madre – cattolica e di simpatie fasciste – non si oppose. Fando è così alle prese con l’elaborazione di questo lutto e di questa vicenda familiare, ed è continuamente occupato a immaginare l’esecuzione del padre, con una iperproduzione di fantasie violente che si proiettano nella realtà.

Un titolo come “Viva La Muerte” non è casuale, infatti debutta al cinema nel 1971 con un film autobiografico, citando questo macabro slogan divenuto il grido di battaglia dei falangisti durante la guerra civile spagnola. Proprio da bambino (Arrabal è nato nel 1932) egli era rimasto fortemente traumatizzato per la misteriosa scomparsa del padre, prima condannato a morte e successivamente evaso dal carcere. Da qui la sua tenace posizione antifranchista, costatagli persino una condanna nel 1967. Ma questo eclettico personaggio multiforme già nel 1962 aveva fondato il Movimento Panico con Alejandro Jodorowsky e Roland Topor, due artisti che non hanno bisogno di presentazione: “Viva La Muerte” è strettamente collegato alla nascita di questo collettivo, diretto erede delle provocazioni buñueliane sia in campo teatrale che appunto cinematografico.
Al termine della guerra civile, un ragazzino di circa dieci anni (Fando) cerca di trovare un senso in quello che sta accadendo. Egli vive con una madre bigotta (simpatizzante per i nazionalisti) che a quanto pare ha consegnato il marito – politicamente schierato dall’altra parte della barricata – ai militari. Arrabal ci fa rivivere la sua infanzia attraverso due prospettive, una puramente storica e un’altra legata alla sfera dell’immaginazione. Alberto Moravia, grande ammiratore del regista spagnolo, ha interpretato con queste parole il significato dell’opera: “il film è raccontato su due livelli, quello della vita quotidiana in un borgo spagnolo e quello della vita interiore di un ragazzo alle prese con il suo inconscio. Nella descrizione della vita quotidiana Arrabal è realistico, del realismo, però, fermo e incantato che è proprio dei surrealisti, a cominciare da Buñuel. La vita interiore, d’altra parte, accompagna quella quotidiana con un flusso continuo di immaginazioni simboliche, violente, truculente. Ma i due livelli si intersecano e si confondono”.
Oltre a sottolineare questo sviluppo che corre su due linee destinate a incontrarsi, non possiamo dimenticare un’altra sfumatura importante del lavoro, incentrata questa volta sul complesso edipico che lega il giovane Fando alla madre. Anche in questo caso Arrabal non rinuncia alla complessità con la quale mette in scena emozioni, metafore e derive psicologiche dei personaggi, concedendo comunque meno allo spettacolo (la regia è dozzinale) e alla coralità (Jodorowsky in questo è stato sempre più caleidoscopico e talentuoso).
La limpidezza narrativa non è certo il punto forte di “Viva La Muerte”, un film tortuoso poiché fortemente contaminato con la storia e con la politica, per certi versi addirittura pasoliniano nonostante le prospettive mentali vissute dal protagonista: Arrabal farà di meglio con il successivo “Andrò Come Un Cavallo Pazzo” (1973), ma “Viva La Muerte” resta comunque il suo lungometraggio più affascinante, sia per la location (la Tunisia è spacciata per la Spagna) che per alcune immagini impressionanti (i magnifici titoli di testa con le scene di tortura illustrate da Roland Topor oppure l’epilogo estremo con il bagno nel sangue animale, quest’ultimo precursore di un certo surrealismo di italica provenienza). Per conoscere la cinematografia di questo poliedrico personaggio fortunatamente ancora in vita, bisogna tassativamente cominciare da qui. Quando Arrabal era solo un bambino.

cinemaestremo.wordpress.com

 

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