//WHISKY [SubITA]

WHISKY [SubITA]

 

Titolo originale: Whisky
Nazionalitò: Argentina, Germania, Spagna, Uruguay
Anno: 2004
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 99 min.
Regia: ,

 

La vita scorre senza particolari scossoni per i dipendenti di una modesta fabbrica di calzini, in Uruguay. Fino a che un evento luttuoso non viene a turbare la vita di due persone estremamente abitudinarie, il proprietario, Jacobo, e la sua fedele assistente, Marta. La scomparsa dell’anziana madre di Jacobo è infatti all’origine della visita di suo fratello Herman, emigrato parecchi anni prima in Brasile. Il quieto e solitario Jacobo, in evidente disagio sapendo che il fratello all’estero si è fatto una , sorprende Marta chiedendole di impersonare sua moglie, anche se per pochi giorni.

A domani, se Dio vuole

Gradita sorpresa questo film uruguayano (ma altri paesi sono coinvolti in questa che è stata una produzione travagliatissima) che ha già raccolto premi a vari festival (era a Cannes 2004 nella sezione Un certain regard). Due persone lavorano insieme da sempre, il padrone di una fabbrica di calzini e la sua fida attendente: un rapporto scandito dalla routine di giorni lavorativi tutti uguali e che viene a modificarsi di fronte alla richiesta che l’uomo fa alla donna di fingersi sua moglie a beneficio del fratello in visita per la cerimonia funebre della madre [1]. Dicendo il meno possibile (non si esplicitano le ragioni che portano Jacobo a chiedere a Marta di impersonare sua moglie), giocando di omissioni anche visive, gli autori, prediligendo la macchina fissa, lasciano trasparire appena gli stati d’animo dei protagonisti e i loro reciproci sentimenti: intuiamo dunque le ragioni di risentimento di Jacobo nei confronti del fratello; possiamo supporre che Marta abbia un rapporto carnale con Herman (l’uomo che tenta di portare un po’ di aria fresca, di colore in casa – le calze della sua fabbrica – e vitalità a un mènage che intuisce già spento), che nel biglietto che gli consegna in aeroporto gli riveli la verità (oppure no, forse lo ha già informato e lo scritto è una solenne promessa d’), che, ricevuti i soldi della ricompensa abbandoni baracca e burattini e parta per il Brasile o per una qualsiasi altra destinazione (cosa che Jacobo sembra già conoscere visto che alla fine del film, appena giunto in ufficio, si fa da solo e subito quel tè che generalmente era Marta a servirgli, come se sapesse che è invano attenderla). Il film, di scrittura secca ma potente, scivola sui fatti, non indaga, espone e lascia interrogativi e supposizioni allo spettatore: nel groviglio di silenzi e bugie (sintetizzati magnificamente dal titolo – whisky è la parola da pronunciare per ottenere perfetti e ipocriti sorrisi in fotografia -) l’opera punta infatti l’attenzione sui suoi perdenti personaggi, sopravvissuti in una realtà fatiscente e apparentemente immutabile (le scene iniziali dicono di una ritualistica di gesti, frasi e situazioni soffocante), non ha nessuna urgenza di raccontare, usa i dialoghi con lodevole parsimonia, percorre con sicurezza di tono i sentieri della commedia amara, facendo baluginare la speranza che almeno per qualcuna di queste persone il domani possa essere diverso. Se Dio vuole.

[1] Mauro Caron, citando anche Whisky, fa notare come nelle ultime stagioni cinematografiche si siano moltiplicati i casi di film in cui i protagonisti “inscenano” la : La rappresentazione della tradizionale felice, almeno temporaneamente, sembra essere possibile solo nella dimensione della finzione, della falsità o dell’ambiguità . Seguono esemplificazioni illuminanti e diversificate in relazione a titoli quali Il genio della truffa, La vita è un lungo fiume tranquillo, Good bye Lenin!, The family man, etc.
M. Caron, “Vizi di ”, Segnocinema 139.

Recensione: spietati.it

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