//WHITE ANT [SubITA] 🇹🇼

WHITE ANT [SubITA] 🇹🇼

Titolo originale: Bai yi
Nazionalità: Taiwan
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 95 min.
Regia: 

 

White Ant è la tèrmite, quell’insetto che vive e rosicchia nell’oscurità. Esattamente come il protagonista Bai Yide, un uomo solitario che lavora in una libreria, una persona in apparenza normale ma con una fissazione che lo accompagna fin da quando è piccolo, quella per la biancheria intima femminile. La prima scena è notevole: Bai ruba della lingerie che trova appesa fuori da una finestra, se la porta a casa, la indossa e poi davanti allo specchio inizia a masturbarsi furiosamente, quasi un atto di dolore più che di piacere. Questa routine feticista viene spezzata quando un giorno egli riceve una busta chiusa contenente un dvd: in quelle immagini c’è proprio lui, colto in flagrante durante il furto e ripreso da due studentesse universitarie sedute su un balcone.

Il regista taiwanese , forte del suo passato da documentarista, esordisce con una pellicola ossessiva e silenziosa (i dialoghi sono ridotti al minimo), lasciando parlare i movimenti e le azioni dei vari personaggi. Una volta scoperto, pur non avendo commesso nessun reato (se non quello di aver rubato delle mutande e un reggiseno), Bai entra in una spirale paranoica: riesce a far sparire tutte le prove della sua perversione, ma allo stesso comincia a indagare sul possibile testimone del suo furto. Anche Junhong, una delle due ragazze, inizia a inseguire e pedinare il giovane, affascinata da quella psiche così controversa che nasconde un passato doloroso. Ma la tragedia è dietro l’angolo.

Possiamo dividere “White Ant” in due segmenti ben distinti, una prima parte incentrata sulle dinamiche oscure del disturbo di Bai e sullo stalking reciproco tra il ragazzo e la giovane studentessa. Invece nella seconda metà della pellicola scivola impietosamente nel didascalico, tornando alla radice degli eventi e quindi sul rapporto tra Bai e la madre (ci vengono mostrati i traumi infantili e successivamente le difficoltà in seguito alla perdita del padre). Così quello che in partenza si stava delineando come un intrigante dramma sociale sulla solitudine e sulla devianza sessuale, presto si trasforma in un dramma psicologico sicuramente accurato ma mai capace di prenderci per mano. In fondo non era necessario capire perché Bai si eccita solo se indossa biancheria intima femminile, soprattutto alla luce del misterioso intreccio che si sviluppa tra la sua vita e quella di Junhong. Ma il regista ha voluto puntare anche sulla figura della ragazza, affidandole un ruolo chiave pure nella seconda parte del film.

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“White Ant” resta comunque un debutto originale e rispettabile, già applaudito durante l’edizione 2016 del Busan International Film Festival in Corea. Ma i Maestri a Taiwan per ora li conosciamo bene (Tsai Ming-Liang è di un altro pianeta), Chu Hsien-che ha solo gettato le basi per una carriera che ci auguriamo possa imboccare quanto prima la strada giusta.

Recensione: cinemaestremo.wordpress.com

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