//YELLOWBRICKROAD [SubITA]

YELLOWBRICKROAD [SubITA]

 

Titolo originale: YellowBrickRoad
Nazionalità: USA
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Durata: 98 min.
Regia: ,

 

Con YellowBrickRoad siamo a prima vista dalle parti di un revival di The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair (1999).

C’è questo sperduto paesino statunitense sul quale aleggia una leggenda molto realmente raccontata nelle prime sequenze con le foto in bianco e nero della tragedia collettiva degli anni ’40. C’è una natura avvolgente e sinistra, anonima, frondosa, muta e troppo grande per essere capita dagli umani. C’è il gruppo di ricercatori storico-antropologici ben decisi a studiare il fenomeno: il tutto è narrato senza fronzoli particolari, con freddezza quasi entomologica, vedi il primo gelido impatto tra ricercatori e abitanti della cittadina di Friar.

I registi e sceneggiatori esordienti e ci fanno poi, saggiamente, entrare in medias res, come a volerci dire “questo che vedete non è The Blair Witch Project, che ben conosciamo, quindi lasciatevelo alle spalle e seguiteci subito sulla YellowBrickRoad”.

Sono presenti tuttavia altre suggestioni, come rimandi a Lost, e poi certamente al mitico e indimenticabile Picnic a Hanging Rock (1975) del grande, grandissimo Peter Weir. Di quest’ultimo film YellowBrickRoad riprende lo stile sensorial-naturalistico, con quelle sequenze che riprendono cieli alti levati in mezzo ai rami di grandi querce, oppure i campi lunghi e medi di distese di fiori ed erba carezzata dal vento.

I rimandi ad opere similari sono comunque consapevoli e ben inseriti in questa originale pellicola dei due registi statunitensi. Originale perchè inscrive il tema del mistero della Natura Matrigna Omicida, così atavico, primigenio, all’interno di una storia “moderna”, con tanto di strizzatina d’occhio alle cosiddette “nuove tecnologie”.

Grande profusione quindi di videocamere digitali, ma sempre in equilibrio anti-mockumentarisico, con una sceneggiatura ben scritta, misurata, che ci porta lentamente ma inequivocabilmente nel territorio dell’inquietudine.

Ottimo inoltre l’uso del sonoro, che contrappunta lo scorrere delle inquadrature con effetto molto straniante, nonchè generando un climax emotivo graduale ma inesorabile.

Il gruppo di attori – Michael Laurino, Anessa Ramsey (The Signal), Alex Draper (Joshua, Mimic 2), Cassidy Freeman, Clark Freeman, Tara Giordano, Sam Elmore, Laura Heisler, Lee Wilkof – è ben assortito e selezionato, con una particolare menzione per Laurino.

L’interazione tra i vari personaggi sulla scena è costruita con una finezza psicologica che guarda al gruppo come individuo e organismo vivo e conflittuale nella sua relazione enigmatica con l’incombente Natura circostante. Il primo picco conflittuale tra due personaggi, Daryl e Erin, carica come una molla la tensione, spingendola verso un puro gore davvero molto spiazzante e benvenuto perchè imprime alla storia un’aura perturbante molto efficace. A partire da questo primo innocuo litigio, che si tramuta improvvisamente in violento omicidio, il film corre speditamente e con vigoria lungo un sentiero horror molto acutamente disegnato dai due filmaker.

Certo, da qui in poi, tutto diventa misterioso, incomprensibile, le bussole cominciano ad impazzire, così come le menti dei nostri ricercatori, così inizialmente “scientificamente orientate”. Ma YellowBrickRoad è un film che sorprende, che organizza la suspense in modo ritmato e mai annoiante, che si fa cioè guardare con interesse, e nel quale si coglie passione e inventiva da parte degli autori.

Per esempio le sequenze in cui i protagonisti vengono letteralmente bombardati da fortissimi stimoli acustici provenienti da un altrove naturale non identificato, pur essendo molto simili a quanto visto in Lost, possiedono una loro particolare potenza evocativa che non mi pare di aver visto in certo perturbante recente che si rifa al solito The Blair Witch Project.

Il pregio di YellowBrickRoad consiste cioè nello srotolarsi di una sceneggiatura nella quale il mistero si infittisce sempre di più, attraverso il ricorso a tecniche polimorfe, tra cui un sonoro stridente e disturbante, nonchè il gore collocato in situazioni in cui non ce lo aspetteremmo affatto.

Di non secondaria importanza la fotografia di Michael Hardwick (In my Spleep, The Yellow Wallpaper), che fonda la sua su un uso della luce naturale e sull’accentuazione della sua ugualmente naturale umbratilità.

I due registi Holland e Mitton, sono comunque coloro da tenere maggiormente d’occhio, rispetto agli sviluppi futuri della loro poetica, poichè la loro modalità sperimentale di guardare all’horror, in questo film, rende questo loro esordio molto interessante e apprezzabile. Anche il finale, che attinge alle suggestioni carpenteriane di Il seme della follia, possiede una sua originalità, pur rimandando ad altri stilemi cinematografici.

YellowBrickRoad: decisamente consigliato.

Recensione: latelanera.com

STREAMING & DOWNLOAD

https://openload.co/f/_5Gmy346z2U

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